House Ad
House Ad
 

Cultura-Domenica Libri

Le azzurre note che sconvolsero l'Ottocento

Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 19 dicembre 2010 alle ore 08:22.

Che sia mai arrivata l'ora del geniale scrittore lombardo Carlo Dossi, ancora sconosciuto o poco noto ai più? Perché oggi, a cent'anni dalla morte, avvenuta il 16 novembre 1910, si scioglie un nodo essenziale della vicenda bibliografica delle sue opere, pubblicato finalmente il testo integrale delle Note azzurre. «Azzurre» giacché raccolte in 16 quaderni dalla copertina di color oltremare; Note in quanto si tratta di un immenso zibaldone. Costituito, in tutto, di 5.794 note, di diversa lunghezza, scritte fra il 1870 e il 1907; comprendenti riflessioni, confidenze e sfoghi personali, pettegolezzi, appunti di vita e letteratura, tracce di novelle e fiabe, notazioni di politica, storia, costume, spunti critici e spogli lessicali. Citazioni, infine, da testi altrui. Un percorso del tutto asistematico: lo specchio di un eccentrico, erudito e sentimentale insieme, sarcastico e atrabiliare di fronte a se stesso; che trascorre dal pubblico al privato, senza risparmiare frecciate crudeli a personaggi anche famosi.
Fu perciò che la prima edizione delle Note azzurre (1912), dovuta alla vedova dello scrittore, Carlotta Borsani, uscì ampiamente incompleta, tralasciando, secondo la stessa ammissione della curatrice, i due terzi delle note, «o perché intimissime, o per ragioni di opportunità o perché "pure trascrizioni di autori diversi"». Si dovette arrivare, dopo interminabili preliminari iniziati nel 1948 per l'impulso di Franco Pisani Dossi, figlio dell'autore, al 1955, perché il cantiere dell'edizione completa, affidata alla cura del giovane critico Dante Isella e all'insigne tipografo milanese Luigi Maestri, con il marchio della casa editrice Riccardo Ricciardi, si chiudesse con una concreta produzione. Ma il timore di azioni legali da parte degli eredi di persone messe alla berlina, senza troppi complimenti, dal Dossi, già stampate le prime 138 copie, private e riservate, diede l'alt al seguito, per unanime decisione del banchiere Mattioli (in nome della Ricciardi), di don Franco e del curatore Isella. Si dovette attendere così sino al 1964, quando uscì, da Adelphi, per cura dello stesso Isella, la prima edizione pressoché (ma non totalmente) completa dell'opera: depurata come fu di 12 «irriverenti note», e con uso di asterischi al posto di nomi di persone per altri 75 testi. Edizione andata esaurita prestissimo e reiterata dall'ora altrettanto introvabile ristampa del 1988.

L’articolo continua sotto

Tags Correlati: Adelphi Edizioni | Alberto Savinio | Carlo Alberto Pisani Dossi | Carlotta Borsani | Cultura | Franco Pisani Dossi | Lina Crispi | Milano | Ottocento | Riccardo Ricciardi | Vittorio Emanuele II

 

Non accade di frequente che il tempo renda giustizia; ma per il Dossi è accaduto. Oggi l'edizione di 1.000 esemplari impressa da Maestri nel 1955 e conservata a fogli stesi in casa Pisani Dossi a Corbetta, poi (1998) fatti piegare con bella preveggenza dalla primogenita di don Franco, Carola, a miglior conservazione, rinasce, diventando un libro, e prezioso: «Tolto dalle mura e liberato alla vita, dopo 55 anni di varia e indebita clausura». Così afferma Niccolò Reverdini, pronipote del Dossi, nel suo appassionato lungo saggio «I quaderni alla prova», collocato a postfazione dell'opera. Mentre, all'edizione maggiore, finalmente disponibile, si affianca l'uscita di un'altra edizione, economicamente più abbordabile, nella collana «Gli Adelphi».
E le dodici note già censurate? Ogni epoca ha gli stessi tormentoni. L'insaziabile voracità sessuale di Vittorio Emanuele II. La liberalità erotica di Lina Crispi, moglie del primo ministro. Un sospetto di pederastia riguardante il giovane Manzoni. Un accenno al Tommaseo, «egregio puttaniere»... Mentre i nomi, ormai del tutto ignoti o quasi, reintegrati al posto degli asterischi, costituiscono un atto dovuto alla completezza del testo. Ciò che invece importa, di questa edizione, è che essa possa costituire, come per i patiti del Dossi un punto di arrivo, così, per chi si accosti per la prima volta all'autore, un punto di partenza.
Perché il Dossi ha tutto il diritto di rivendicare il suo ruolo di autore di fascino assoluto come pochi nel secondo Ottocento. Solitario ed eccentrico, precursore delle irrequietudini formali novecentesche, attratto dalla lingua e dalle sue bizzarrie prima ancora che dalla realtà, e dalle patologie dello spirito più che dalla prosaica normalità, l'aristocratico Carlo Dossi (nom de plume: era nato a Zenevredo, nell'Oltrepò pavese, nel 1849, come Carlo Alberto Pisani Dossi), nonostante le poco credibili dichiarazioni di fede alla poetica del realismo, si colloca in disparte rispetto alla scuola destinata a maggiori riscontri nel Novecento (ma non nella sua stessa epoca, che snobbò il Verga dei Malavoglia), quella del verismo italiano. Bistratta le trame, sin dal suo capolavoro, il romanzo degli esordi, L'altrieri (1868), dolce e puntuta elegia dell'infanzia, zeppa di voci linguistiche e umori ambrosiani, scritta a 18-19 anni, e su cui aveva visto giusto il Croce, tessendone le lodi; dà di sè un'autobiografia verace e insieme improbabilissima in Vita di Alberto Pisani (1870). Si diverte a strapazzare il cliché della donna-angelo e l'eterno femminino nel suo romanzo misogino – se di romanzo si può ancora parlare, per una provocatoria narrativa antinarrativa – più crudele, La Desinenza in A (1878), cioè la donna, tessuto di una fittissima rete di echi letterari, citazioni occultate nel testo, doppi sensi, metafore cifrate, autentico rompicapo per il lettore. Il mistero dello scrittore, qui e altrove, è di fatto quello del groviglio che è l'"io": il suo mondo contro il feticcio della realtà esterna assunta a oggetto letterario dalla sua epoca. Un "io" a tanti strati, ricorda beffardo lo stesso autore, come la cipolla o il carciofo. Ma è un cuore di carciofo, dolcissimo, sotto la prima pelle intossicata, per sua stessa ammissione, il medesimo Dossi. Un omino allampanato, un soffio d'uomo che, per l'azzardo del destino (suo tema ricorrente), unendo vocazione e necessità pratiche con l'impaccio dell'essere sbalzato nel mondo contro la sua stessa attitudine alla clausura libresca, seppe mescolare una produzione letteraria disordinata e in apparenza casuale, ma toccata dalla noncurante grazia del vero talento, all'attività politica più brutalmente concreta: intrapresa la carriera diplomatica a Roma, rappresentante del governo italiano in Colombia (1891), e infine ministro plenipotenziario presso la corte greca ad Atene (1894). «L'uomo più deperito di tutta la diplomazia italiana», ricorda con affettuosa aneddotica Alberto Savinio in Ascolto il tuo cuore, città. Eppure quest'ombra di uomo, l'esile sosia di se stesso che, nella tarda maturità, ancora secondo Savinio, non osava riconoscersi nello scrittore, rimandando imbarazzato all'esistenza di un improbabile fratello letterato, riletto oggi appare in assoluto fra i maggiori del suo tempo, alla pari col pur tanto differente, omerico, Verga. Tuttavia, più che al lettore e alla trama, attento all'ispirazione profonda: calata la storia della vita segreta del suo animo nella prosa attraverso tanti artifici dissimulatori, tra i quali primi fra tutti l'ironia e il ghiribizzo linguistico, a nemmeno vent'anni dalla nascita di Freud. Un miscuglio esplosivo, dissonante, di cuore passionale e cerebrale raziocinio, cui si aggiunge l'ascendente tutto lombardo e portiano di verità e sberleffo, stramberia e risata, dolore e volgarità. Annodati alla presenza di un "io" consapevolmente incapace del pieno abbandono alla vita.
Le storpiature dell'animo: Carlo Dossi è stato maestro nel raccontare con elegante reticenza storie di infelicità costruite sulla fragilità di ogni mondo illusionale. E sull'equivoco di una rimozione: quella della vita come malattia e assurdo, che attraversa la sua opera, esplicitandosi con angoscia nelle Note azzurre. «Proibire l'azzardo, val proibire la vita. Nato d'azzardo è il medesimo mondo. Ei ti dà moglie e figliuoli; egli, con una capata, ti fa d'uno zero un genio, o d'un genio uno zero». Doloroso lato esistenziale che lo rende vivo e vero anche oggi: più vicino ai nostri confusi mondi, e cuori, di posteri.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
riscoperto
Le note azzurre di Dossi tornano in due edizioni contemporanee.
Nell'edizione Ricciardi 1955,
a cura di Dante Isella e con la nota I quaderni alla prova. Per una storia editoriale delle «Note azzurre» di Niccolò Reverdini
Adelphi, Milano, 2 tomi di pagg. 912 + 100, € 200,00
e nell'edizione: Note azzurre,
a cura di Dante Isella
con un saggio di Niccolò Reverdini, Adelphi, Milano,
pagg. 1254, € 26,00 (collana
«Gli Adelphi»).

Shopping24

Da non perdere

L'esempio di Baffi e Sarcinelli in tempi «amari»

«Caro direttore, ho letto (casualmente di fila) i suoi ultimi tre memorandum domenicali. Da

L'Europa federale conviene a tutti

Ho partecipato la scorsa settimana a Parigi a un incontro italo francese, dedicato al futuro

Non si può privatizzare la certezza del diritto

In questa stagione elettorale, insieme ad un notevole degrado, non solo lessicale, ma anche di

Le sette criticità per l'economia Usa

Quale futuro si prospetta per l'economia degli Stati Uniti e per quella globale, inevitabilmente

Sull'Ilva non c'è più tempo da perdere

La tensione intorno al caso dell'Ilva non si placa. Anzi, ogni giorno che passa – nonostante i

Casa, la banca non ti dà il mutuo? Allora meglio un affitto con riscatto. Come funziona

Il mercato dei mutui in Italia resta al palo. Nell'ultimo mese la domanda di prestiti ipotecari è


Jeff Bezos primo nella classifica di Fortune «businessperson of the year»

Dai libri alla nuvola informatica: Jeff Bezos, fondatore e amministratore delegato di Amazon,

Iron Dome, come funziona il sistema antimissile israeliano che sta salvando Tel Aviv

Gli sporadici lanci di razzi iraniani Fajr-5 contro Gerusalemme e Tel Aviv costituiscono una

Dagli Assiri all'asteroide gigante del 21/12/2012, storia di tutte le bufale sulla fine del mondo

Fine Del Mondo, Armageddon, end of the World, Apocalypse? Sembrerebbe a prima vista roba da