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Intellettuale per le masse

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Questo articolo è stato pubblicato il 09 gennaio 2011 alle ore 08:23.

«I personaggi al limite fra il popolare e il piccolo borghese si esprimono preferibilmente per antefatti o autoanalisi della psiche. Esempio: "Siccome lì di andavo con una mia zia, che sarebbe come dire con la figlia del padrone, c'hai presente una alta, magra, anche troppo, anche se io non sono una che la gente la misura con il metro né di fuori né di dentro, ecco, così i pantaloni li ho presi bianchi e pace."». Questa perla di osservazione di costume è tratta da Bugiarda no, reticente di Franca Valeri, volume di divagazioni più che autobiografia, appena pubblicato da Einaudi. Il titolo viene da una frase della madre, ma sembra rispondere idealmente a un volume simile pubblicato l'anno scorso da un altro mito del camp italiano, Paolo Poli: «Siamo tutte delle gran bugiarde».
Idolo dei varietà televisivi e spalla memorabile di Alberto Sordi, grande attrice di teatro brillante, Franca Valeri è però molto altro, e lo sanno bene gli spettatori più raffinati.
A novant'anni compiuti l'estate scorsa, e dopo la laurea honoris causa alla Statale di Milano a fine ottobre, la Valeri viene festeggiata da un'ampia rassegna al Teatro Valle (19-30 gennaio), tra l'altro con la prima del nuovo spettacolo Non tutto è risolto, e una serata dedicata al cinema. È appena uscito in dvd, al riguardo, uno dei suoi exploit cinematografici più memorabili, Parigi o cara (1963), diretto dal marito Vittorio Caprioli ma scritto da lei: una rarità da riscoprire, con la prostituta abruzzese inurbata a Roma e poi alla scoperta della Francia. Ma Franca Valeri è ancora più ricca di come viene fuori dal volume di Einaudi, nel quale pure si intravedono Arbasino e Cederna, Marcel Marceau e Patroni Griffi. Attrice-autrice, regista (anche d'opera) e molto altro. Ha tenuto una rubrica della posta su «Paese Sera» in pieno femminismo, e un anno fa, la casa editrice La Tartaruga ha raccolto in Di tanti palpiti gli interventi sull'opera lirica, tratti dalla omonima trasmissione radiofonica. Non molti sanno, poi, che il suo esordio a teatro è stato La Caterina di Dio (1948), su Caterina da Siena, primo testo teatrale di un giovanissimo critico d'arte, Giovanni Testori. E anche al cinema, il suo primo ruolo sarà con un esordiente illustre: il Fellini di Luci del varietà (1950), diretto insieme ad Alberto Lattuada. Il nome d'arte, poi (quello vero è Francesca Norsa) glielo suggerì Silvana Mauri, compagna di liceo e futura moglie di Ottiero Ottieri, in omaggio a Paul Valéry.

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Tags Correlati: Alberto Bonucci | Caterina da Siena | Einaudi | Franca Valeri | Francia | La Tartaruga Edizioni | Marcel Marceau | Milano | Paul Valéry | Silvana Mauri | Teatro | Vittorio Caprioli

 

Bugiarda no, reticente ha appunto i suoi toni più toccanti nella rievocazione della borghesia milanese dove cresce la giovane Valeri/Norsa, figlia di padre ebreo e madre cattolica (nel '38 la famiglia subirà le conseguenze delle leggi razziali, e nel Dopoguerra uno dei suoi primi personaggi sarà quello di Lea Leibowitz innamorata del rabbino). Poi verranno i trionfi romani e parigini col Teatro dei Gobbi (insieme a Caprioli e ad Alberto Bonucci), il cinema, la tv. Anche se la vera passione, come si evince anche dal libro, rimane il palcoscenico.
«Mi ribello all'affermazione corrente che sia un dono di natura. La comicità è un lavoro di cervello.» Così recita un passo del libro. E in effetti stupisce come l'umorismo della Valeri, così "lavorato", abbia agito su generazioni di italiani, accompagnando le sue maschere alto-e-piccolo-borghesi, le Cesire e le Cecioni, dagli «esistenzialisti di Capri» alla legge Merlin, dagli elettrodomestici del boom ai figli contestatori. In fondo, Franca Valeri resta, coi suoi combattivi novant'anni un'intellettuale di classe prestata all'arte popolare: una signora d'altri tempi, tutt'altro che snob. Con piccole perle di osservazione di costume, che ne illuminano lo stile e il metodo.
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