Il Sole 24 Ore
Stampa l'articolo Chiudi

21 gennaio 2011

Lo Stato in una stanza

di Gianluigi Ricuperati


Alzi la mano chi non ha mai pensato di crearsi il proprio Stato personale, battendo moneta e francobollo, issando bandiera, stabilendo confini, almeno da bambini, o nelle curve più difficili del l'adolescenza. È una passione diffusa e quasi sempre innocua, ma ricca di avventure conoscitive e spiritose: ogni anno nascono nuove micronazioni (anche in Sardegna, l'anno scorso, un intraprendente pseudosovrano dichiarò l'esistenza del regno dell'isola di Mal di Ventre) e un libro pubblicato da Lonely Planet nel 2006, Micronations (e ristampato più volte), costituisce una precisa e informatissima guida al bizzarro mondo dell'autodichiarazione d'indipendenza.

Gli autori hanno seguito tutti i vincoli tipici delle famose guide di viaggio, e a tutti gli effetti Micronations (lo trovate su Amazon) potrebbe ispirare qualche giro poco costoso e assai divertente in regni piccoli come un giardino, isole sperdute al largo dei nostri mari, territori che iniziano e finiscono su una vecchia piattaforma petrolifera, o negli alveoli remoti di qualche deserto impraticabile.

Ma questo smilzo volume, pieno di storie e fotografie divertenti, raggiunge anche un altro obiettivo: fa riflettere sul paradosso e sulla fragilità che governano l'instabile liaison fra i corpi, il suolo, l'immaginario e le comunità.
Ecco sfilare esempi storici come l'Isola delle Rose, o Sealand, o Christiania. E poi il Principato di Freedonia, severamente basato sull'idea libertaria per cui ciascuno dovrebbe essere libero di vivere dove vuole o i Principati di Vikesland e Trumania, il primo inserito nel cuore di Manitoba, Canada, il secondo in una piccola isola fluviale privata della Virginia, Stati Uniti, e ispirata all'ormai classico Truman Show; oppure la Repubblica di Molossa, nel cuore del Nevada, quella di Conch, che ha scelto la zona di Florida Keys, una striscia di isole a sud della Florida, per protestare contro presunte vessazioni da parte del governo federale americano, o anche di Kugelmukel, una one-man-country situata nel parco del Prater, a Vienna, o persino il Granducato di Westarctica, che reclama diritti su una vasta parte del Sesto Continente.

Tra le micronazioni è annoverata anche Christiania, che tutti i viaggiatori d'Europa ben conoscono e ben descrivono quando il discorso cade sulla Danimarca, sulla droga, sulle comunità utopiche. La più piccola e stupefacente è invece l'Impero di Copeman, del quale è signore incontrastato il monarca Nicholas, che si fa ritrarre con aria fiera, cane al guinzaglio e spada davanti ai propri possedimenti: che si limitano a un camper, parcheggiato nell'area di sosta di Beeston Regis, poco fuori Sheringam, un minuscolo paese sulla costa del Norfolk. Non molto dissimile è il caso di Lovely, i cui confini coincidono con le mura di un appartamento di Bow, un sobborgo fuori Londra, di proprietà di Danny Wallace, che ha chiesto l'indipendenza dal Regno Unito.

L'esempio più estremo è comunque da ricercare con il naso all'insù, puntato verso il nostro ispirante satellite, il principato di Voodice, localizzato nel quadrante Charlie, L-7, della Luna: «Non si sa molto del Principato, tranne che poggia solidamente sul fermo rifiuto di imporre qualsivoglia forma di tassazione ai suoi cittadini, e che intrattiene ottime relazioni diplomatiche con la Slovacchia e la Repubblica Ceca». Al termine della parata s'intuisce un'inquietante possibilità: e se forse le nazioni – tutte, anche quelle "serie", per cui si vive, si muore, si combatte e si uccide – non fossero in fondo nient'altro che dichiarazioni?

ricuperatig@gmail.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA


21 gennaio 2011