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Cultura-Domenica Arte

Nefertiti contesa. Il Cairo torna all'attacco per riavere la sua regina, Berlino non ci sta

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Questo articolo è stato pubblicato il 25 gennaio 2011 alle ore 09:02.

L'Egitto è tornato all'attacco ed ha chiesto a Berlino la restituzione del celebre busto di Nefertiti, la regina dal lungo collo, capolavoro dell'epoca dei faraoni, esposto dal 2006 al Neues Museum di Berlino. Il capo del Consiglio supremo delle antichità egiziane Zahi Hawass, sostiene di aver inoltrato la richiesta, con il sostegno del primo ministro Ahmed Nazif e del ministro della cultura Farouk Hosni, a Herman Parzinger, presidente della Prussian Cultural Heritage Foundation. Berlino ha rinviato al mittente, affermando che la domanda non è stata firmata da alcun ministro e non ha alcun valore ufficiale.

Ma non è certo un problema di procedure
La controversia sul busto di Nefertiti, bellissima moglie del faraone Akhenaton, divide i due Paesi da anni. La scultura policroma in calcare, risalente a circa 3.400 anni fa, che richiama ogni anno a Berlino migliaia di turisti, fu scoperta nel 1912 dall'egittologo tedesco Ludwig Borchardt durante gli scavi archeologici a Tell al Amarna. È stata portata in Germania nel 1913 in circostanze poco chiare, sostengono gli Egiziani, che stanno battagliando da per riportarla in patria.

Non solo Nefertiti
Gli egiziani avanzano varie rivendicazioni all'Europa. non solo per Nefertiti. Nel 2003 il Cairo ha chiesto anche la restituzione della Stele di Rosetta, la celebre lastra di basalto del periodo tolemaico (196 a.C.) che dal 1802 è conservata al British Museum di Londra. La stele (114 x 72 cm e circa 760 kg di peso) riporta un'iscrizione con tre differenti grafie: geroglifico (lingua dei sacerdoti egizi), demotico (scrittura popolare usata per gli atti quotidiani) e greco (lingua usata per l'amministrazione), ed è una preziosa chiave per la decrittazione dei geroglifici.

A Giza
Si tratta di beni archeologici di grande valore che servirebbero a potenziare l'offerta turistica egiziana, un settore strategico che assorbe il 13% dell'occupazione e rappresenta una delle principali fonti di valuta pregiata del paese (10,8 miliardi di dollari nel 2009 secondo i dati del ministero del Turismo). Nefertiti rappresenterebbe indubbiamente una grande attrattiva per il museo Akenathon che verrà inaugurato ai primi del 2012 a Minya, vicino al sito archeologico di Giza.

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Tags Correlati: Ahmed Nazif | Arte | Europa | Farouk Hosni | Franco Crevatin | Giza | Herman Parzinger | Nefertiti | Prussian Cultural Heritage Foundation | Stefano Anselmo | Zahi Hawass

 

Dove sarebbe l'inganno
Basandosi sui diari di Borchardt, gli egiziani sostengono che l'archeologo tedesco avrebbe agito in malafede, compredendo immediatamente la natura unica e la qualità artistica del busto, oltre alla sua rilevanza storica, prima di portarlo illegalmente fuori dall'Egitto. Pur consapevole che si trattava di Nefertiti, lo avrebbe invece descritto come un generico busto di gesso dipinto di una principessa.

La posizione della Germania.
La Germania si è sempre opposta alla restituzione di Nefertiti, sostenendo che il busto è stato acquisito legalmente nel 1913 e che le pretese egiziane sono infondate. Nel 2007 ha rifiutato anche un prestito, sostenendo che il pezzo è troppo fragile per essere trasportato. Gli egiziani inseguono la loro bellissima regina dal 1925,anno della prima richiesta di restituzione. Nel 1935 sembrava che avessero raggiunto un accordo per la restituzione ma poi Hitler ci ha ripensato e da allora il busto non si è mai mosso dalla Germania.

Il fascino di Nefertiti
Il fascino della misteriosa regina, immutato nei secoli, ha intrigato anche alcuni studiosi italiani che un paio di anni sono riusciti a ricostruire attraverso la computer-grafica il vero aspetto di Nefertiti. Ll'etnologo Franco Crevatin dell'Università di Trieste e lo storico della cosmesi e truccatore Stefano Anselmo, sono partiti da una Tac sul busto conservato a Berlino, da cui era emerso come sotto gli stucchi in realtà si nascondesse un secondo volto in pietra.

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