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Cultura-Domenica Musica

Jovanotti racconta gli Arcade Fire, «il rock che amo»

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Questo articolo è stato pubblicato il 15 febbraio 2011 alle ore 06:41.

Dicono che la vera sorpresa dei Grammy Award, gli Oscar della musica assegnati domenica sera a Los Angeles, sia stata la vittoria della musica indipendente.
Il premio per il miglior disco dell'anno è andato,infatti, a The suburbs della band canadese Arcade Fire, album uscito con la Merge Records, etichetta indipendente del North Caroline.

La scorsa estate li ho sentiti al Madison Square Garden di New York. Ero pronto per un concerto indie rock, roba da cantina e pochi eletti e, invece, mi sono ritrovato di fronte alla più importante band di rock mainstream di questi anni. Altro che "indie", questi sono gli U2, mi sono detto: sono i Clash, i Rem, i Guns and Roses, i Depeche Mode, i Red Hot Chili Peppers, i Green Day, i Nirvana di oggi.

Il rock parte sempre da una cantina ma a volte non vede l'ora di uscirne, e meno male. Gli Arcade Fire, come altri prima di loro in altre epoche più o meno recenti, puntano direttamente al centro della macchina.

Oggi sono loro a correre con la fiaccola dell'epica rock contemporanea e quelli dell'Accademy che assegnano il Grammy se ne sono accorti. Il rock è un oceano e la maggior parte delle band si accontentano di restare sulla spiaggia, anche perché la cultura dei social network ha creato spiagge lunghissime. Ma sono pur sempre spiagge.

Gli Arcade Fire prendono il largo, affrontano i temi classici del rock, ne abbracciano l'epica. Quando accade in un attimo si zittiscono tutte le voci che danno per morto un genere che in realtà non può morire, poiché genere non è.

Il rock è il percorso che parte da una periferia e conquista il centro con la sua potenza dirompente che in centro non sanno più nemmeno che faccia ha. Il loro disco premiato col Grammy si chiama The suburbs e nelle parole c'è spesso scritto un destino. «Arcade fire» è il fuoco nel centro commerciale, o nella sala giochi. È il fuoco l'elemento che governa il rock, fuoco che distrugge e rigenera, all'infinito.

La musica del gruppo canadese ha quello che serve per fare la differenza: un sound riconoscibile e accessibile adatto a uno stadio pieno di gente come a una cuffia collegata all' iPod mentre si aspetta la metropolitana, ha un respiro ampio, incarna una bella libertà formale e forza espressiva, esprime quella giusta dose di innovazione su un tavolo tradizionale. Ha testi poetici molto belli adatti a quasi tutti i gradi di scolarizzazione con frasi che stanno ben scritte su un muro o via sms. Ma più di ogni altra cosa la loro musica è la continuazione di un discorso, è "linkabile" all'infinito, non è autoreferenziale. È epica, appunto: ha dentro il segno di una generazione, anche se le generazioni nessuno sa cosa siano, e infatti il grande rock serve proprio a farle esistere, a definirle con un suono. Hanno un gran bel sound questi ragazzi di Montréal, anche se forse non hanno ancora fatto la loro grande canzone manifesto, ma è presto per dirlo.

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Tags Correlati: Chicago Symphony Orchestra | Depeche Mode | Esperanza Spalding | Giuseppe Verdi | Green Day | Guns n'Roses | Justin Beeber | Los Angeles | Muse | Musica | Red Hot Chili Peppers | Riccardo Muti | U2

 

Non credo che gli Arcade Fire esprimano la musica più "interessante" del momento, ma è un'opinione personale dettata più dall'analisi che dal gusto, perché in realtà a me piacciono parecchio e dal vivo sono eccezionali. Ma le cose più interessanti di oggi sono quelle crossculturali, quelle che raccontano di un mondo che vive in un flusso di informazioni e che si mette in cerca di una nuova definizione di eros: intendo tutta quella musica che davvero si ascolta nei "suburbs" del mondo, dove sorgono i centri commerciali e le case senza identità codificabili.

Gli Arcade Fire sono la tradizione, e non è niente male questo, anzi è un controcanto necessario e arioso a Lady Gaga, alla musica elettronica che arriva dall'India e dalle metropoli del mondo, alla dance fatta con i computer portatili, ovvero a tutta quella musica che racconta i nostri cambiamenti di oggi, le dinamiche sociali e culturali del pianeta.
Gli Arcade Fire sono la tradizione che si rinnova e riafferma i valori del rock, che sono sempre i soliti tre: libertà libertà libertà.

Tra i premiati Riccardo Muti Alla 53esima edizione dei Grammy Awards, assegnati domenica sera allo Staples Center di Los Angeles, l'Italia ha trionfato con il maestro Riccardo Muti, che ha vinto il titolo per il miglior album classico dell'anno con la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, registrata nel gennaio 2009 dalla sua Chicago Symphony Orchestra. Due le grandi sorprese della serata: il gruppo americano Lady Antebellum che ha vinto cinque premi, tra cui quello per la canzone dell'anno con Need You Now. Alla band canadese Arcade Fire, è andato il premio per il miglior album. Lady Gaga ha vinto il Grammy per il miglior album pop, «The fame monster». Artista rivelazione è stata incoronata la cantante jazz di 24 anni Esperanza Spalding, che ha superato Justin Beeber. Miglior album rock è risultato quello dei Muse, «The Resistance». Sul palco dello Staples Center, anche Eminem, deluso da appena due premi dopo 10 nomination.

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