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Questo articolo è stato pubblicato il 20 marzo 2011 alle ore 08:23.

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«E pluribus unum» recita la sentenza in latino che sostiene e giustifica la costituzione degli Stati Uniti d'America. Qualcosa di analogo è accaduto in Italia nel 1861. Con la differenza che, qui da noi, le specificità storiche e culturali fra i diversi stati della penisola erano ben più grandi di quanto non fossero fra le "nazioni" della nascente America.
Che l'Italia fosse patria comune, unita dalla lingua, dalla religione, dall'eredità consegnataci da Roma antica, questo lo si è sempre saputo. Fino dai tempi di Dante Alighieri e di Francesco Petrarca. Su un tale comune e condiviso sentire si sono innestate le storie particolari delle singole capitali preunitarie: Torino e Milano, Genova e Bologna, Firenze e Venezia, Napoli, Roma, Palermo, Modena, Parma. Ognuna di queste capitali è stata ed è in diverso modo rappresentativa dei differenti destini, delle particolari identità dei popoli d'Italia. Chiunque abbia anche solo sfogliato un manuale di storia o, meglio ancora, di storia dell'arte sa che le capitali degli stati preunitari hanno conosciuto vicende antiche e gloriose, ognuna segnata da specifici caratteri distintivi.
Agli albori del Risorgimento, le capitali d'Italia si erano date una loro autorappresentazione che teneva insieme vicende storiche, fenomeni letterari e artistici, temperamenti dei popoli, destini, attese e speranze all'appuntamento dell'unità nazionale.
La mostra allestita negli spazi della Venaria Reale vuole dare immagine alle Italie che la storia chiamò a diventare Italia. Il nostro è il paese delle "differenze". Oggi, nel tempo della globalizzazione, ci accorgiamo che le "differenze" sono una ricchezza, un moltiplicatore di energie, di suggestioni, di risorse.
La mostra, nell'allestimento dello studio di Luca Ronconi, ci porta indietro nel tempo a rappresentare la orgogliosa consapevolezza delle "differenze" che i popoli d'Italia di se stessi avevano (e per nostra grande fortuna ancora hanno) alla vigilia del fatale 1861.
Trecentosessanta opere d'arte provenienti dai musei d'Italia e del mondo raccontano in Venaria Reale l'identità delle capitali italiane preunitarie.
Ogni capitale è significata da opere d'arte da documenti e oggetti in certo senso identitari, in grado cioè di significare e di ricostruire il profilo storico e i termini delle autorappresentazioni. Per cui Torino è l'Armata, la Metallurgia, la Corte. Milano è Leonardo da Vinci, è la religiosità dei Borromeo, è l'Illuminismo, è il dialogo costante e fecondo con l'Europa. Venezia è la grande pittura di Tiziano e di Veronese, è il profumo d'Oriente, è il mito della città inimitabile. Firenze è la lingua e le arti con Donatello, con Botticelli, con Michelangelo. Bologna, la seconda città dello Stato pontificio, è il prestigio della sua Università ed è l'ideale classico che da Raffaello arriva a Guido Reni. Roma è la gloria dell'Antichità classica e della Religione; due elementi unificanti destinati a tenere insieme la nuova Italia. C'è poi Genova, capitale finanziaria nell'Europa della Controriforma e degli Assolutismi, la città che ha saputo trasformare il profitto bancario nei Rubens, nei Van Dyck, nei palazzi più belli della Cristianità. Ci sono i principati di Modena e Reggio e di Parma e Piacenza con le loro insigni Gallerie, con la notorietà europea dei loro artisti. E infine ci sono le due capitali del Regno: Napoli e Palermo. C'è la Napoli degli Aragona e dei Borbone, di Caravaggio e di San Gennaro, dei Lazzari e di Masaniello; la Palermo degli Arabi e dei Normanni, di Federico Imperatore, del Feudo, dei Baroni riottosi, della autonomia continuamente affermata e continuamente contrastata.
Per governare un progetto così vasto occorreva coinvolgere studiosi specialisti titolari di autorevolezza insieme accademica e istituzionale. Per il coordinamento generale di chi scrive e l'operatività efficiente e competente di Elisabetta Ballaira i settori dedicati alla immagine storica e artistica delle capitali preunitarie sono stati affidati a Enrica Spantigati per Torino, a Pietro Marani per Milano, a Piero Maria Boccardo per Genova, a Giandomenico Romanelli per Venezia, ad Andrea Emiliani per Bologna, a Cristina Acidini per Firenze, a me stesso per Roma, a Pierluigi De Castris per Napoli, a Vincenzo Abbate per Palermo, a Stefano Casciu per Modena, a Giovanna Damiani per Parma. Mentre il saggio storico di Giuseppe Galasso rimarrà, in catalogo, un modello di straordinaria efficacia didattica. Qual era l'identità culturale delle capitali d'Italia all'anno 1861, come i cittadini di Milano o di Napoli, di Firenze o di Palermo vedevano se stessi e come gli artisti li hanno nei secoli rappresentati. Questo è l'obiettivo della mostra. Le "differenze", rimanendo tali, si sono risolte in Unità. È questo il "miracolo" italiano che il 1861 ha inaugurato. Di questo parla la mostra che a Torino, prima capitale, celebra i primi cento cinquanta anni dalla unificazione del paese.
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la bella italia. arte e identità delle città capitali Venaria Reale (Torino) fino all'11 settembre www.lavenaria.it Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticnai e storico collaboratore del Sole 24 Ore, è anche il curatore della rassegna «La Bella Italia» allestita a Venaria Reale. A lui abbiamo chiesto di presentare ai lettori la «mostra ammiraglia» del 150° anniversario dell'Unità italiana.

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