Il Sole 24 Ore
Stampa l'articolo Chiudi

Che cosa non sappiamo di sapere

Carola Barbero


Riccardo Ruspoli riceve da parte di Sua Maestà la regina d'Inghilterra un invito a partecipare a una cena che si terrà a Buckingham Palace la sera del 19 novembre 2003 in onore del presidente degli Stati Uniti, George W. Bush. Inizia così il viaggio, non solo londinese ma soprattutto epistemico, di Riccardo – il protagonista dell'ultimo avvincente saggio (virtù rara per un libro di filosofia) di Nicla Vassallo Per sentito dire. Conoscenza e testimonianza – grazie al quale ci addentriamo in una serie di riflessioni su questioni che troppo spesso tendiamo a dare per scontate.
Guidati dai celeberrimi versi dell'Inferno di Dante «Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza», domandiamoci: quante e quali conoscenze deve avere Riccardo per riuscire ad arrivare a cena dalla regina? Moltissime, derivanti dalla percezione, dalla memoria, dall'introspezione, dal ragionamento e da quanto gli è stato testimoniato dagli altri. Ecco entrare in scena l'altra grande protagonista di questo saggio, la testimonianza, che lungi dall'essere relegata in aule di tribunali o in cerimonie di nozze, si rivela una risorsa indispensabile per gli esseri umani, in primis per Riccardo che deve andare dalla regina. Perché molte delle conoscenze che Riccardo deve possedere per arrivare dalla regina dipendono dalla testimonianza degli altri? Per esempio perché deve sapere di chiamarsi "Riccardo Ruspoli", conoscenza vincolata al fatto che il suo nome gli sia stato testimoniato dai suoi genitori, dall'anagrafe, dai documenti d'identità (difficile muovere un passo – o anche solo condurre un'esistenza normale – se non si conosce il proprio nome: nello specifico Riccardo non sarebbe nemmeno stato in grado di comprendere che l'invito era indirizzato a lui).
Questo pone in evidenza l'entità del debito conoscitivo che abbiamo nei confronti degli altri esseri umani, grazie ai quali abbiamo la possibilità, a differenza di quanto accadrebbe se fossimo dei novelli enfant sauvage, di partire epistemicamente avvantaggiati, con un grande bagaglio di testimonianze a nostra disposizione. Seguendo le vicende del nostro protagonista abbiamo altresì modo di distinguere diverse tipologie di conoscenza: c'è la conoscenza diretta (quella che Riccardo ha di sé e della busta con l'invito), la conoscenza competenziale o pratica (saper aprire la busta e saper parlare inglese) e la conoscenza proposizionale (sapere che Londra è in Inghilterra e che la regina è Elizabeth II). Tra questi tipi di conoscenza ci possono poi essere diverse relazioni: per esempio spesso (anche se non sempre) quando sappiamo fare certe cose possediamo anche una conoscenza proposizionale a esse relativa (so fare una torta e so anche che una torta si fa così e così), così come talvolta accade che alla conoscenza diretta si accompagni la conoscenza proposizionale (conosco Londra e so che a Londra scorre il Tamigi), però non sempre la competenza proposizionale presuppone quella pratica (posso conoscere molte cose sul tango e non saperlo ballare), mentre la conoscenza proposizionale può basarsi su una qualche forma di conoscenza diretta (so che Buckingham Palace è a Londra perché l'ho visto).
Tra queste la più importante per noi esseri umani è la conoscenza proposizionale, gran parte della quale acquisiamo proprio tramite la testimonianza che ci consente di venire in possesso di un buon numero di credenze giustificate (anche se è un compito tutt'altro che semplice capire "quali" di queste effettivamente lo siano) senza doverci affidare a percezione, memoria, ragione e introspezione. Il viaggio di Riccardo ci racconta ancora molte altre cose: ci spiega il rapporto tra individualismo e Inquisizione, esamina l'errore di Cartesio, presenta la figura immaginaria dell'empirista estremista e quella realissima dell'astrologo, passa poi a un testa a testa tra Hume e Reid su quanto Riccardo sia giustificato a credere, per concludere con un gran finale tutto dedicato al ruolo della testimonianza all'interno del nostro processo conoscitivo.
Tornando a casa Riccardo deciderà di scrivere alla regina per ringraziarla della cena. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo invece deciso di proseguire il viaggio nei meandri della conoscenza, guidati questa volta dal Piccolo trattato di epistemologia di Maria Cristina Amoretti e Nicla Vassallo, per concederci la possibilità di prendere in esame il rapporto tra la filosofia e le scienze naturali, la relazione tra fatti e valori, la differenza tra il contesto della scoperta e il contesto della giustificazione e il problema della dipendenza epistemica nella pratica conoscitiva. Anche questo viaggio sarà importante e ci consentirà di acquisire una nuova consapevolezza del valore intrinseco ed estrinseco della conoscenza, requisito indispensabile non solo per il filosofo, ma per chiunque sia convinto – come l'Ulisse dantesco – che la conoscenza sia, insieme alla virtute, il più alto obiettivo degli esseri umani.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

per sentito dire. conoscenza e testimonianza

Nicla Vassallo

Feltrinelli, Milano pagg. 160|€ 17,00

piccolo trattato di epistemologia

Maria Cristina Amoretti, Nicla Vassallo

Codice edizioni, Torino pagg. 160|€ 18,00