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Questo articolo è stato pubblicato il 26 marzo 2011 alle ore 10:45.

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James Joyce (AlinariJames Joyce (Alinari

«La prima lettera di James Joyce scritta in italiano a Carlo Linati, destinato a diventare suo traduttore, risale al 31 ottobre 1919. Poche righe che annunciano l'invio di un testo, probabilmente il dramma teatrale Esuli. Quella che metto all'asta è un'altra. È la seconda lettera scritta da Joyce a Linati, datata 19 dicembre. E' di grande interesse perché denuncia le sofferenze letterarie patite dall'autore irlandese». Roy Davids collezionista di manoscritti antichi, o solo vecchi se portano la firma di protagonisti del mondo della cultura, mette all'incanto da Bonhams il 29 marzo (base 12-18mila sterline) una lettera che lui stesso acquistò da un commerciante. Gente che fa trading di documenti con qualche valore.

Calvario intellettuale
Questo manoscritto è particolare perchè non è mai stato pubblicato in italiano, anche se è apparso in inglese nei volumi che pubblicano le corrispondenze di James Joyce. È particolare, soprattutto, per la denuncia del calvario intellettuale a cui fu sottoposto da forme estreme di censura. «Ho lottato dieci anni - scrive Joyce - per pubblicare Gente di Dublino. La prima edizione di mille copie fu interamente bruciata con atto doloso. C'è chi dice che è stata responsabilità dei preti, chi del Viceré di allora o della moglie, Lady Aberdeen. Resta un mistero. La storia è comunque scritta in un breve manifesto in mano al dottor S.O Steinberg allo Zurcher Post. Se non scrive in tedesco lo faccia in italiano, lo parla perfettamente». Anche James Joyce conferma di conoscere molto bene la nostra lingua e ne spiega anche l'origine «ho cominciato a studiarla a 9 anni in un collegio gesuita».

Gli ostacoli di Dubliners si ripetono con Dedalus. Joyce scrive a Linati che fu «rifiutato da quasi tutti gli editori inglesi. Non solo. Quando la rivista The Egoist decise coraggiosamente di riprodurlo non ci fu una sola tipografia britannica che accettò di mandarlo in stampa. Fu riprodotto in America, le pagine inviate a Londra e in qualche modo lì assemblate. Anche il mio libro nuovo, Ulisse, doveva apparire sull'Egoist, ma accadde lo stesso. Nessuno accettò di stamparlo a Londra e ne uscirono frammenti sulla New York Little Review. Il governo americano la fece sequestrare più di una volta».

Il complotto
Opera di preti, di Lady Aberdeen o del di lei marito, il potente Viceré? Il complotto va allargato perchè contro Joyce si è schierata anche Monaco quando cercò di portare in teatro il dramma Esuli. Una sollevazione bavarese contro lo scrittore di Dublino che spinse il suo agente a rinviare tutto. Rinvio durato decenni se è vero che fu solo Harold Pinter a portare il lavoro in un teatro importante (Mermaid di Londra) mezzo secolo più tardi. Contro Esuli, in realtà, si schierarono letterati. Yates (peraltro tradotto da Linati), ma soprattutto George Bernard Shaw che lo definì «un'oscenità», secondo quanto svela Joyce nella lettera. «Fu rimosso dal programma dello Stage Theatre dove doveva andare in scena - scrive l'autore irlandese - per le proteste di Shaw...In Inghilterra non se ne può proprio parlare».

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