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Questo articolo è stato pubblicato il 27 marzo 2011 alle ore 08:24.

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Luigi Einaudi ha dato una folgorante definizione della democrazia: «Anarchia degli spiriti sotto la sovranità della legge». Ha così individuato la tensione paradossale tra questi due elementi costitutivi, che sono insieme complementari e conflittuali, in grado di innescare un processo virtuoso e di degenerare. La democrazia impedisce la rinuncia sia alla libertà degli individui, sia alle regole che mantengono e promuovono la coesione e la cooperazione tra i cittadini.
L'individualismo può, quindi, trasformarsi in egoismo, in miope difesa dei propri interessi, o in narcisistica ricerca di privata felicità. A sua volta, la sovranità della legge può degradarsi in tirannide, conculcando la libertà e riducendo, come diceva già Aristotele, «il coro all'unisono».
Tale problema è stato a lungo discusso, al pari di quello parallelo del rapporto tra libertà e uguaglianza, inserito da Nadia Urbinati nel titolo stesso del suo libro. Tenere insieme questi due valori fondamentali non è impresa da poco. John Rawls, ad esempio, ritiene che le disuguaglianze devono essere mantenute se assicurano maggiori benefici ai meno avvantaggiati. Anche per Tocqueville, sicuramente l'autore più citato nel volume, vi è un'asimmetria tra eguaglianza e libertà. La prima rappresenta un bisogno costante «come la fame», mentre la seconda è intermittente e non sempre è sentita come un bisogno.
Con ricchezza di documentazione storica e chiarezza di analisi teorica, le riflessioni di Nadia Urbinati cercano di sciogliere queste consolidate antinomie. La sua visione binoculare – italiana per nascita e americana perché insegna alla Columbia university – le permette operare attraverso una pluralità di convergenti linee di argomentazione.
Del Tocqueville della Democrazia in America la Urbinati accoglie, poi criticandola, la nozione di "individualismo". Con intenti polemici, la parola è stata coniata contemporaneamente, nel 1828, da reazionari come De Maistre, che la considera espressione di orgoglio luciferino nell'esaltare l'autonomia dei singoli da ogni autorità, e dai socialisti utopisti come Saint-Simon, che la situa in diametrale opposizione al "socialismo".
In Tocqueville esso è, invece, un «termine recente, originato da un'idea nuova. I nostri padri non conoscevano che l'"egoismo". A differenza di quest'ultimo, «antico quanto il mondo», l'individualismo costituisce «un sentimento ponderato e tranquillo, che spinge ogni singolo cittadino ad appartarsi dalla massa dei suoi simili e a tenersi in disparte con la sua famiglia e i suoi amici».
Nadia Urbinati argomenta efficacemente da un lato contro l'isolamento degli individui – che conduce anche in Tocqueville a un «dispotismo mite», dovuto al bisogno di protezione da parte dello stato –, dall'altro, contro l'uguaglianza gregaria o quella escludente dei privilegiati. Per non trasformare le differenze in disuguaglianze, sostiene l'uguaglianza dei diversi, una società di individui normali, ma dotati di inalienabile dignità per il semplice fatto di esistere e capaci di esercitare sia il dissenso che il controllo del potere politico.
Sebbene la democrazia ampli gli spazi non politici dell'esperienza individuale, ciò non significa chiudersi nel proprio "particolare". Essa, infatti, «riporta la politica a una dimensione radicalmente umana, la demistifica e la rende prosaica e ordinaria, al servizio delle questioni piccole e grandi che assorbono gli individui, dei diritti e interessi che l'incessante mutamento delle condizioni materiali moltiplica e specifica».
© RIPRODUZIONE RISERVATA liberi e uguali. contro l'ideologia individualistica Nadia Urbinati Roma-Bari, Laterza pagg. 176|€ 16, 00

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