Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 19 maggio 2011 alle ore 16:22.

My24

È improbabile che gli adolescenti che mangiano pop corn e mandorle tostate in attesa di salire sul Discovery 16, una delle principali attrazioni del rinato Luna Park di Coney Island, abbiamo una minima idea di dove sia Altavilla Vicentina, un puntino di 11mila abitanti incastrato nella pianura veneta.

Eppure la giostra su cui stanno per salire arriva da lì. Un posto dove si lavora forte e si parla piano. Un angolo di Nord-Est italiano, fatto di zanzare e di aria appiccicosa, dove ha sede la Zamperla spa, azienda leader nella costruzione di impianti per i parchi divertimento.

È qui che vengono pensate, progettate, colorate e collaudate decine di attrazioni presenti nei parchi gioco di tutto il mondo, da Eurodisney a Walt Disney World, dai Victorian Gardens di Central Park ai Parque Reunidos spagnoli, dai parchi che sorgono nei nuovi quartieri residenziali di Cina e India all¹Adventure World di Perth sino al Parco della Gioventù Kaeson a Pyongyang. I pomeriggi di divertimento nei parchi di tutto il mondo cominciano nei capannoni della Zamperla, anche se quasi nessuno di quelli che stanno per correre giù dai finti precipizi di un rollercoaster è tenuto a saperne nulla.

La storia della famiglia Zamperla non è stata fatta sempre di lucide navicelle e di altissime gimcane. All¹origine c¹è la fantasia cocciuta di quattro generazioni di uomini che hanno saputo costruire un piccolo impero sul divertimento degli altri. «Ha cominciato il mio bisnonno Angelo - racconta, affabulatore come è giusto che sia uno che per mestiere vende viaggi sulla luna, il presidente Alberto Zamperla -. Era di Ferrara e a metà dell¹Ottocento aveva un¹offelleria (cioè una pasticceria specializzata nella produzione di offelle, i dolcetti diffusi in buona parte d¹Italia). Un giorno incontrò un¹amazzone e se ne innamorò. Mollò tutto, Ferrara, le offelle, la famiglia di origine, tutto quanto. Si sposarono, aprirono un circo ed ebbero undici figli». Dalla fuga d¹amore di un pasticcere innamorato ai parchi più importanti del mondo il passo non è stato né breve né facile: «Tra gli undici figli dell¹offelliere-circense, c¹era anche mio nonno. Un genio vero».

Dopo essere cresciuto nel circo, Alberto, il nonno, ebbe un¹intuizione rivoluzionaria. Erano i primi anni del Novecento e capì che non era più necessario ripetere lo spettacolo da capo ogni sera. Bastava farlo una volta sola, una per tutte, e poi portare quella sola volta in giro per le piazze e i paesi: andò a Parigi, comprò un proiettore della Pathé e, tornato a casa, prese a far su e giù per l¹Italia con il suo cinematografo. Furono anni gloriosi, di vero pionerismo. Ma le cose non andarono sempre bene. Da un certo punto in poi il cinema smise di essere cosa da piazze e carrozzoni e diventò affare da sale pulite, schermi in technicolor e audio fatto come si deve. Il telo ambulante del cinema Zamperla fu riavvolto per sempre. Anche se non poteva più proiettare i suoi film, Alberto non si diede per vinto e, guidato dalla buona stella dei costruttori di pomeriggi di festa, prese a fare il giostraio, girando di fiera in fiera.

«Le cose cambiarono ancora una volta con mio padre Antonio: diventò costruttore e nel 1963 fondò la ditta individuale Zamperla. La sua intuizione fu banale a guardarla ora, ma rivoluzionaria per quel tempo: prese le giostre pensate per gli adulti, come l¹autoscontro o gli aeroplanini, e le declinò a misura di bambini, aprendo a un fetta di mercato nuova. Il successo fu clamoroso».

E lo è ancora. I numeri di quella che oggi è la Zamperla Spa sono notevoli: un fatturato che nel 2009 si è avvicinato ai cinquanta milioni di euro, una struttura madre di 9.600 metri quadri in cui lavorano 150 dipendenti cui si sommano altri 200 impiegati nell¹alta rete di indotto legata all¹azienda; dodici tra sedi estere, uffici di rappresentanza e rapporti di agenzia e il 95 per cento della produzione esportata.

«Mio padre era fissato con gli Stati Uniti. Arrivare lì era il suo sogno. Così nel ¹76 mi mandò prima in Canada e poi, finalmente, negli States. Quello è stato il momento in cui è cambiato tutto e l¹azienda ha fatto il salto». Oltreoceano Zamperla non solo inizia, seppur tra mille diffidenze, a vendere le prime giostrine, ma soprattutto approda al magico mondo del marketing e delle tecniche di vendita. «Non mi stancherò mai di ripetere quanto sia importante capire il mercato in cui si lavora. Ogni piazza è diversa.

Si ha un bel dire che siamo tutti uguali: non è vero. Abbiamo gli stessi diritti, ovvio, ma siamo diversi per cultura e valori. Per questo in ogni sede c¹è qualcuno, rigorosamente italiano, che sappia capire, interpretare, tradurre e mediare le esigenze di un mercato e che fa riferimento direttamente a me». La forte italianità è infatti il primo ingrediente che il signor Antonio cita se gli si chiede quale sia la ricetta delle sue giostre «Noi italiani, anche se lo dimentichiamo spesso buttandoci giù per i nostri malumori e i nostri continui problemi, siamo quel che gli americani chiamano multitalented: questa è la nostra forza. Sappiamo fare tutto, abbiamo una grande cratività e anche un¹ottima efficienza tecnica e ingegneristica, siamo in grado di progettare e gestire un parco dalla costruzione sino al servizio finale ai clienti».

Ad Altavilla Vicentina si spende più di un milione di euro all¹anno solo per la progettazione di nuovi modelli, creando prototipi di giostre la cui realizzazione richiede almeno dodici mesi di lavoro e il cui costo finale può variare da 20mila a sei milioni di euro.

Commenta la notizia

Ultimi di sezione

Shopping24

Dai nostri archivi