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Questo articolo è stato pubblicato il 29 maggio 2011 alle ore 08:20.

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Ogni domenica il commissario usava accattare un giornale economico che provvedeva immediatamente a gettare nella munnizza, dato che di quelle cose non ci capiva niente. Conservava invece il supplemento culturale che era fatto bene e che aveva l'abitudine di leggere la sira a letto prima di dòrmiri.
Quella sera, che aveva già gli occhi a pampineddra per il sonno e meditava d'astutare la luce e farsi una bella dormitina, l'attenzione gli cadde su un lungo e ponderoso articolo dedicato ad Aulo Gellio, in occasione dell'uscita di una scelta di brani dalle sue Noctes atticae. L'autore, dopo avere detto che Aulo Gellio, campato nel Secondo secolo dopo Cristo, aveva composto questa sua vasta opera per passare tempo durante le lunghe notti invernali trascorse in un suo campicello che aveva in Attica, concludeva dando il suo giudizio: Aulo Gellio era uno scrittore elegante di cose assolutamente inutili. Sarebbe rimasto nella memoria di tutti solo per un fatterello da lui contato, quello di Androclo e del leone.
(Da «Quello che contò Aulo Gellio», in Un mese con Montalbano, Mondadori, 1998). Riproduciamo la prima pagina del Sole 24 Ore Domenica del 17 novembre 1996 con la copertina firmata da Mario Luzi che offriva una rilettura poetica ed esistenziale del Libro di Giobbe. In quel numero c'è il breve articolo siglato «Ps. Ka» sul Libro XIII delle Notti attiche di Aulo Gellio.
La recensione titolata «Delizione quelle notti» colpì
Andrea Camilleri e l'argomento è entrato nel racconto di Montalbano che abbiamo riportato sopra.

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