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Questo articolo è stato pubblicato il 29 maggio 2011 alle ore 08:20.

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Illustrazione di Gianluigi ToccafondoIllustrazione di Gianluigi Toccafondo

Il racconto che leggete in questa pagina è stato scritto in esclusiva per la «Domenica» del Sole 24 Ore da Andrea Camilleri. Per la prima volta il protagonista più celebre dei romanzi di Camilleri "esce" dai libri per entrare nelle pagine di un giornale.

Sintì lo sguillo del tilefono e satò fora dal letto per annare ad arrisponniri. Era Catarella. «Addimanno compressioni e pirdonanza per l'orata matinevoli, ma un frutto ci fu». «Avvirtisti a Fazio?» «In loco è, ma tilefonò ora ora dicenno che se ci va macari vossia è meglio». Montalbano santiò. Non potiva manco mannarici al sò vice, Mimì Augello, pirchì era in ferie. «Indove fu?» «Fazio dice che lui attrovasi in via del Corso nummaro 38». Annò in cammara di letto, taliò il ralogio, erano le setti e deci. Raprì la finestra. La jornata era 'na vera billizza, nenti nuvoli e soli càvudo. Sperò che l'indagine non fusse complicata avrebbe avuto poi quistioni con Livia che l'aspittava in serata all'aeroporto di Puntaraisi.

Facenno il Corso, s'addunò di 'na cosa alla quali non aviva mai fatto caso. E cioè che un negozio d'alimentari, un bar e 'na putìa di vino, erano scomparute e al loro posto ora ci stavano tri banchi. S'ammaravigliò. Come si spiegava che mentri giornali e tilivisioni annavano dicenno che il paisi addivintava sempri cchiù scarso e poviro, le banchi aumentavano? E infatti, al nummaro 38, davanti al quali parcheggiò, corrisponniva 'na banca nova nova. Si chiamava «Banca del Mediterraneo». Se s'arricordava bono, prima ci stava un granni saloni di varberi, ma sempri troppo nico per una banca. Sonò il campanello pirchì la saracinesca, che aviva bisogno di 'na mano di pittura, era calata. Gli raprì un trentino allampanato. «Il commissario Montalbano sono».

L'allampanato isò la saracinesca e la riabbassò appena che Montalbano fu passato. La porta di trasuta era di mitallo e vitro, si rapriva e si chiuiva elettronicamenti attraverso un pannello con la tastera numerica. Il saloni di varberi l'avivano circato di trasformari, ma ora cchiù che 'na banca, pariva 'na povira ricivitoria del banco lotto. Doviva trattarisi di 'na banca di terza serie. Nella prima cammara, darrè al divisorio di vitro, ci stavano du casceri assittati ai loro posti. Un terzo posto era vacante, doviva essiri quello dell'allampanato.

Dal retrosaloni avivano arricavato dù cammare. Supra alla porta di una ci stava la targhetta "Direttore". Supra alla porta dell'autra non ci stava scrivuto nenti, ma, 'n compenso, aviva 'na chiusura elettronica come a quella di trasuta. L'allampanato tuppiò, annunziò al commissario. Montalbano trasì. Fazio, che stava assittato davanti alla scrivania di un quarantino abbronzato dalla lampa e aliganti, si susì. Il quarantino fici lo stisso. «Mi chiamo Vittorio Barracuda».

E sorridì, ammostrando dù fila di denti pricisi 'ntifici al pisci omonimo. Montalbano si fici subito pirsuaso che quello era uno che avrebbi fatto bona carrera nel sò ambienti. Ma non era sprecato per una bancuzza come a quella? «Da quando siete a Vigàta?» – gli spiò. «Da tre mesi». Montalbano addecidì, dato che Barracuda gli stava 'ntipatico, di fari parlari a Fazio. «Mi dici qualcosa?» «Dottore, il furto è avvenuto stanotte nella stanza accanto, dove ci sono le cassette di sicurezza. Le hanno forzate tutte e si sono portati via quello che contenevano.

Se vuol venire a vedere»... «Più tardi. Quante cassette sono?» «Cento, di diversa grandezza». «Ed erano tutte affittate?» Stavota ad arrisponnìri fu il direttori. «Sì, tutte». Il commissario si sintiva tanticchia strammato. C'era qualichi cosa che non gli quatrava, ma non accapiva quali. «Si accomodi»... – fici Barracuda libirannogli 'na seggia da dù faldoni. «Come sono entrati?» «Avevano le chiavi della saracinesca» – arrispunnì Fazio – «E conoscevano le combinazioni tanto della porta d'entrata quanto di quella blindata della camera dove ci sono le cassette». «Non c'è un guardiano notturno?» Arrispunnì il direttori. «No, ci serviamo della sorveglianza di una società, la Securitas». «Hai telefonato?» – addimannò a Fazio. «Sì, dottore. Il guardiano, che si chiama Vincenzo Larota, fa un controllo ogni ora passando in bicicletta. Si vede che i ladri erano informati dell'orario». «Già» – fici Montalbano. E non dissi cchiù nenti. Per rompiri il silenzio, Barracuda si giustificò. «Sa, siamo una piccola banca, non abbiamo ritenuto di dover ricorrere a una sorveglianza particolare»... E furono proprio quelle paroli a far tornari a mente al commissario la cosa che lo disagiava. «Che genere di clientela avete?» Il direttori si stringì nelle spalli. «La nostra banca si chiama del Mediterraneo perché i nostri clienti sono immigrati provenienti dall'altra sponda. Si servono di noi per i loro risparmi, per inviare denaro a casa»... Ma se i clienti erano povirazzi che faticavano la vita, che bisogno c'era delle cassette di sicurizza? Addirittura cento! E di varia grannizza! E tutte affittate! No, non quatrava per nenti. «I vostri clienti sono quindi solo extracomunitari?» Barracuda parse tanticchia a disagio. «Beh, non esclusivamente». Montalbano addecidì di mirari dritto al birsaglio. «Può darmi l'elenco completo di quelli che avevano qua una cassetta?» Il direttori addivintò di colpo rigito come 'n autro pisci, ossia un baccalà sutta sali.

«Ma... Sarebbe un andare contro il segreto bancario e la privacy dei... Comunque dovrei chiedere l'autorizzazione ai miei superiori e non so se»... Il commissario l'interrompì, 'nfastiduto. «In quanti siete a conoscere le combinazioni?» «Tutti. I tre cassieri e io». «Le cambiate spesso?» «Ogni tre giorni. Lo faccio io e la comunico agli interessati. Stasera mi tocca cambiarle. Ma non credo che a passarle ai ladri sia stato uno di noi». Il commissario lo taliò senza diri nenti. Il direttori continuò: «Sa, esistono certi apparecchi che possono»... «Sì, lo so anch'io, ho visto qualche film».

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