Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 12 giugno 2011 alle ore 08:23.

My24

¶ Le posizioni utilitariste di Peter Singer sono di indubbia efficacia e ci aiutano a uscire da un certo torpore morale diffuso, ma forse si può fare di più. Sono le stesse Ong a mostrare che il mero trasferimento di denaro, persino nel caso in cui l'aiuto nei confronti dei singoli va a buon fine, potrebbe non essere sufficiente. Per fare l'esempio più semplice, se io costruisco un pozzo di acqua potabile o una scuola o un pronto soccorso di base in un villaggio privo di risorse, salvando vite umane, posso ben mostrarlo con orgoglio alle telecamere. Che però non saranno più lì quando il pozzo o la scuola smetteranno di funzionare e mancheranno le abilità locali per la manutenzione o le riparazioni necessarie. Dunque quegli aiuti hanno una probabilità molto alta di diventare inutili in breve tempo. Ben diverso è se si cerca di investire in diritti e abilità locali, perché in questo modo saranno gli stessi abitanti del luogo a coltivare una cultura che li metterà al riparo dalle ingiurie del tempo. Per questo organizzazioni come Actionaid insistono da anni sugli aspetti più istituzionali degli aiuti. Oltre agli aiuti individuali esistono impegni ben precisi presi dagli Stati per l'aiuto pubblico allo sviluppo, ed è importante che si sviluppi una consapevolezza su quanto questi impegni vengono poi effettivamente rispettati. In altre parole, una cultura della accountability, volta a far crescere il senso di responsabilità di cittadini e istituzioni. Le notizie, a questo proposito, non sono confortanti. Una ricerca presentata due settimane fa e realizzata da Concord «traccia un quadro sulle tendenze dell'Aiuto Pubblico allo Sviluppo (Aps) per tutti i paesi membri dell'Unione Europea – si legge nel sito di Actionaid – e certifica il primo fallimento di credibilità politica della cooperazione dell'Europa di Lisbona. Il divario che separa l'Aps dei paesi membri dell'Ue dalla quota-obiettivo che l'Europa si era posta per il 2010, è attualmente di 15 miliardi e si prevede aumenterà ogni anno fino al 2015. Anche se solo 9 dei 27 stati membri hanno raggiunto l'obiettivo, l'Italia è responsabile per quasi il 50% (43,8%) di questo deficit. L'Italia rischia di non arrivare allo 0,10% del Pil nel 2015 per i tagli all'aiuto e ha esportato in Europa il suo debito di credibilità internazionale». Italiani, brava gente. Forse. Di certo un po' meno le loro istituzioni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimi di sezione

Shopping24

Dai nostri archivi