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Questo articolo è stato pubblicato il 09 agosto 2011 alle ore 16:12.

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«Autodidatta di talento», così Giuliano Matteucci, direttore del Centro Matteucci per l'arte moderna definisce Mario Borgiotti, protagonista della bella mostra «Genio dei Macchiaioli. Mario Borgiotti: occhio conoscitore, anima di collezionista», in corso a Viareggio fino al 13 novembre.

Accomunando a intelletti come la Deledda o Prezzolini questa singolare figura di mercante-collezionista, conoscitore dall'intuizione infallibile e vera "anima d'artista", che esprimerà pure coi pennelli. Certo prende un senso di straniamento riflettere che data relativamente da pochi decenni quel percorso, nemmeno tanto agevole, di valorizzazione della pittura italiana dell'Ottocento, nomi come Fattori, Lega, Signorini. Eppure senza l'azione di una figura come Borgiotti, che fin dall'adolescenza abbracciò la causa dei pittori della Macchia, la storia dell'arte dell'Ottocento sarebbe diversa.

Nato nel 1906 a Livorno da famiglia operaia e di gente di mare (morirà a Firenze nel '77), nel 1919 è a bottega presso un liutaio, appassionandosi alla musica e iniziando a studiare violino. Ma le precarie condizioni di lavoro gli causano un deperimento fisico che lo costringe, nel '21, a cambiare aria, trasferendosi dal barbiere Filocrate Falli. Ed è qui che conosce i pittori del "Gruppo Labronico" ed entra in contatto con le opere di Fattori, Lega e gli altri Macchiaioli. Un amore a prima vista che plasmerà tutta la sua esistenza. Inizia ad acquistare dipinti, suonando il violino nei locali cittadini per pagarsi il lusso. Sono solo i primi passi di una carriera che conoscerà la prima prestigiosa consacrazione nel 1946, quando l'allora sovrintendente Giovanni Poggi lo chiama ad esporre la propria collezione alla Galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti, che aveva ripristinato a proprio carico dai danni della guerra.

La curatrice Elisabetta Palmieri Matteucci lo dichiara all'inizio del suo saggio in catalogo. La mostra nasce dal desiderio di raccontare la storia, ancora poco nota, di Borgiotti, «animatore e divulgatore di tanta occulta bellezza», come lo definisce Soffici nel 1952, dominatore della scena fiorentino-milanese nella sua florida attività di mercante d'arte, capace di conquistarsi la stima di un mondo accademico ancora estremamente autoreferenziale, accreditato come il maggior esperto di pittura macchiaiola del dopoguerra. Eppure tutto questo altro non è che il racconto di una cocente passione, che la mostra narra attraverso l'esposizione di una sessantina di selezionatissimi dipinti, tutti da lui posseduti, collezionati o riscoperti. Dal Fattori solenne di «Arresto di briganti» al più intimo de «La scolarina», alla luce quasi divina dei «Pagliai» di Sernesi, a quella vibrante di Borrani. C'è pure Giovanni Boldini, in cui, con attualissima intuizione critica, Borgiotti riconosce l'imprinting degli anni fiorentini, al caffè Michelangelo, con gli amici Macchiaioli. Una successione quasi stordente per il livello della materia pittorica. A raccontare un'avventura critica unica, che la mostra completa con le pubblicazioni curate dallo stesso Borgiotti, per quarant'anni imprescindibile riferimento nella conoscenza della pittura macchiaiola.

Genio dei Macchiaioli. Mario Borgiotti: occhio conoscitore, anima di collezionista
Viareggio, Centro Matteucci per l'Arte Moderna, fino al 13 novembre 2011
www.centromatteucciartemoderna.it

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