Il Sole 24 Ore
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15 settembre 2011

Francesco Clemente gioca coi suoi tarocchi agli Uffizi

di Valeria Ronzani


Francesco Clemente gioca ai tarocchi. Ci gioca nell'accezione più ampia del termine e nel suo gioco coinvolge un'istituzione che è la storia stessa del disegno in Occidente, il Gabinetto degli Uffizi. Qui, fino al 6 novembre, sono esposte le settantotto carte da lui realizzate in giro per il mondo fra il 2009 e il 2011. Tarocchi, carte dense di significati, precedenti illustrissimi da Mantegna in poi.

Ma se chiedi a Clemente se si sente un po' schiacciato da questa tradizione, lui che è nato a Napoli ma è un vero cittadino del mondo, una carriera internazionale che lo ha visto accanto a Andy Warhol e Basquiat, membro dell'Accademia americana delle arti e delle lettere, risponde orgoglioso: «Io sono un artista italiano, è giusto che mi trovi qui dove ci sono le radici del mio essere artista». Ciò non toglie che non sia realmente emozionato. Ci racconta: «E' tutto merito di Max Seidel (curatore della mostra e direttore del prestigioso Kunsthistorisches Institut di Firenze) se si è potuto realizzare questo incontro».

«Da parte mia era da tanto che pensavo a creare dei tarocchi. Quando abbiamo cominciato a lavorare all'allestimento ci siamo resi conto che la sala del Gabinetto stampe era della misura precisa per esporre l'intera serie. Le chiamiamo coincidenze, ma non lo sono».

Clemente ha sempre rivendicato un debito al Seicento napoletano, e questa sorta di ritorno a casa si trasmette anche nella sua pittura, dove i vocaboli compositivi, pur nelle molteplici suggestioni di cui si nutre, dall'Oriente a una tradizione iconografica e simbolica fortissima, danno un'inedita monumentalità e quasi pacatezza alle sue composizioni. Creando un multiforme cosmo privato, dove ogni carta è interpretata da un familiare o da un amico (artisti e intellettuali celebri quanto lui, a se riserva il Bagatto), fino ad arrivare a vere composizioni astratte. Nelle tecniche più varie, dall'acquarello al collage, con ricordi di monumentalità rinascimentale e la metabolizzazione di simboli che risalgono alla notte dei tempi. Per creare il proprio universo, colorato e multiforme.

D'altronde Siedel riporta nel suo saggio in catalogo una frase di Clemente che è esemplificativa: «L'artista ha un accesso, o un rapporto (…) con la semplicità delle forme. Quindi, anche se desideravo restare in relazione con la tradizione iconografica delle carte, risalendo fino al Rinascimento, per me alla fine, la semplicità dell'immagine, l'austerità dell'immagine deve avere la meglio … la mia è un'immagine, non una storia».

I 12 apostoli
Oltre ai tarocchi, in una sala attigua vengono esposte dodici tele, raffiguranti i dodici apostoli, tutti con il volto dell'artista, così come il Cristo quando compare nella rappresentazione. Fra di essi Clemente sceglierà quello da donare alla collezione degli autoritratti della Galleria degli Uffizi. Ma c'è di più, perché sull'onda della commozione per la full immertion nel tempio dell'arte immortale, ha promesso di creare un settantanovesimo tarocco per arricchire la collezione contemporanea del Gabinetto disegni e stampe. In cambio: «Vorrei solo fare un sonnellino fra queste collezioni».


Francesco Clememente. I tarocchi
Firenze, Gabinetto disegni e stampe degli Uffizi, fino al 6 novembre 2011
http://www.uffizi.firenze.it/mostre/mostra.asp?id=257


15 settembre 2011