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Questo articolo è stato pubblicato il 16 settembre 2011 alle ore 14:18.

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Che ci fa Kevin MacDonald nell'antica Britannia a giocare con le controfigure sfigate del Gladiatore e di Bravehart? E Roman Polanski com'è diventato un implacabile Woody Allen? E John Madden che si ritrova a dirigere una spy story vi stupisce forse meno?

Alla fine quelli che si dimostrano più prevedibili sono i (deludenti) Puffi 3D e la coppia Ficarra-Requa che si ributta in una storia d'amore - anzi più d'una -, ma questa volta, a differenza di I love you Phillip Morris, è rigorosamente etero. Un bel mix in un fine settimana che potrebbe rappresentare, sole permettendo, la prima inversione di tendenza, almeno sugli incassi, della stagione appena iniziata.

Ex ballerini in guerra
Va detto che un trio più curioso era difficile assortirlo: Channing Tatum, eroe di Step Up, lo Swayze del nuovo millennio, insieme a Jamie Bell, nientemeno che Billy Elliot. Ce li immaginiamo volteggiare con movenze agili, non certo bardati di armature a prender legnate da romani e britanni, nei pressi del vallo d'Adriano. Se alla compagnia aggiungiamo il regista Kevin MacDonald, che prima aveva girato il documentario «La morte sospesa» e i film politici «L'ultimo re di Scozia» e «State of Play», questo The Eagle, "sandalone" un po' intimista e molto retorico, si fa fatica a capire da dove sia uscito. Alla fine, comunque, siamo in presenza di un prodotto dignitoso anche se eccessivo, che ai fanatici del genere "imperiale" piacerà.

That's amore
Di amore e altri disastri parlano in tanti. Questa settimana, però, se ne parla in maniera per lo meno curiosa. I più diretti sono Glenn Ficarra e John Requa, due sceneggiatori e registi che rischiano di avere un brillante futuro alle spalle. Guardando i loro film, infatti, si ha la sensazione che abbiano grandi intuizioni (e intenzioni) che regolarmente e lentamente smarriscono nel corso del film.

Crazy, stupid love ha una prima ora gustosa e un bel finale, ma si trascina nella seconda parte, come già successo al loro precedente lavoro con Jim Carrey e Ewan McGregor. Steve Carell si sveglia dal suo mediocre e borghese sogno americano nell'incubo di un tradimento imprevisto e una figlia che cresce (Emma Stone). Come unico compagno avrà Ryan Gosling - ormai lanciatissimo: lo vedremo anche nel capolavoro «Drive» e nell'ottimo Le idi di Marzo -, playboy impenitente alla ricerca dei segreti dell'amore. A Carell insegnerà, forse, solo i trucchi. Gradevole, ma poteva essere molto meglio.

E lo è, inevitabilmente, «Carnage» di Roman Polanski: qui due coppie, chiuse in un salotto buono, si risvegliano dal loro sogno borghese e politicamente corretto. A scuoterli la lite tra i rispettivi figli: un thriller da camera con battute alleniane rimescolate nel cinismo di Polanski, l'amore falso di chi vuole avere e sembrare più che essere, un implacabile abbattimento del muro di ipocrisie che si costruisce da sempre la società occidentale. Tutto in 50 metri quadri: solo un genio può riuscirci, soprattutto se aiutato da quattro attori (Jodie Foster, John C. Reilly, Kate Winslet, Christoph Waltz), in stato di grazia.

Attrici in grande spolvero anche ne «Il debito, su tutte Helen Mirren e Jessica Chastain, altra interprete in un momento d'oro, visto che arriva al film di Madden dopo il Malick di «The Tree of Life» e «Wilde Salomé» di Al Pacino. Piacevole spy-story, remake di un film israeliano del 2007, è un thriller politico valido anche se forse macchinoso per il doppio livello di narrazione e per il messaggio pesante che porta con sé: debiti e vendette vanno pagati? Argomento interessante, svolgimento diligente con guizzi ottimi di attori e regista, tema sempre attuale (anche se qui si torna alla cattura di un criminale nazista nella Berlino Est del 1966). Certo, pretende molta attenzione dallo spettatore, ma sempre meglio che gettarsi nei pur amati Puffi in 3D. Per quanto chi scrive abbia amato gli omini blu, il loro approdo al cinema non regge. Arcipuffolina, guardate altro... che è meglio!

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