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Questo articolo è stato pubblicato il 25 settembre 2011 alle ore 14:15.

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Il lullismo, considerato un tempo una specie di superstiziosa stranezza, è diventato, dopo la metà del Novecento, un'entità alla quale si fa cenno o della quale si discorre nei manuali, nei dizionari, nelle storie della cultura. Del catalano Ramon Llull (nato a Palma di Majorca nel 1235) si parla oggi in ogni libro dedicato a Giordano Bruno o a Leibniz o alle arti della memoria o alle lingue perfette o universali del Seicento. Ma anche gli affreschi sulla cultura fra il Trecento e il Seicento non possono non parlare della gigantesca impresa di Lullo che tentava di far corrispondere, punto per punto, la "forma logica" alla "forma della realtà".

Da questo punto di vista c'è chi ha sottolineato l'esistenza di punti in comune tra Lullo e Wittgenstein e chi ha letto nel'ars magna una sorta di precorrimento della computer science. Robert Pring-Mill (1924-2005), scozzese di origine, per più di trent'anni professore di letteratura spagnola ad Oxford, studioso delle società segrete asiatiche, della letteratura, della poesia e dei canti rivoluzionari dell'America Latina ha dedicato a Lullo molti scritti importanti. Questo suo testo è preceduto da un saggio di Michela Pereira sul contributo dell'autore agli studi lulliani (che è anche un ritratto di Pring-Mill) e seguito da una bibliografia degli studi italiani sul lullismo curata da Sara Muzzi.

Al centro della ricerca di Pring-Mill sta la ricostruzione dell'idea di quella struttura che consente di mettere in relazione i vari livelli del mondo con il linguaggio mediante il quale gli esseri umani comunicano tra loro. Pring-Mill era ben consapevole del carattere estremamente complicato ed enigmatico che quella struttura assume ai nostri occhi. Riteneva però che il dovere di uno storico e lo scopo di una ricerca storica fosse precisamente quello di mostrare che per coloro che leggevano Lullo come un contemporaneo, quella struttura rappresentava qualcosa che poteva apparire "familiare".

Dietro l'aridità linguistica di molte pagine di Lullo sta la magnifica visione di un universo «con gli angeli, le stelle e i pianeti, l'anima e il corpo dell'uomo, gli animali, le piante, i metalli, le pietre – tutta intera la creazione – integrati in un sistema unico e unitario, tutti intenti a danzare la stessa danza al suono della musica delle sfere, tutte portanti la stessa sembianza del loro Creatore».

L'arte serve a ordinare le cose del mondo in una grande enciclopedia e a costruire proposizioni vere. Vuole essere insieme e contemporaneamente una logica e una metafisica. Quando teorizzava una caratteristica Leibniz non era molto lontano da queste impostazioni: essa doveva rappresentare i nostri pensieri veramente e distintamente e «quando un pensiero fosse composto da altri più semplici, il suo carattere lo sarebbe egualmente». E concludeva: «i pensieri semplici sono gli elementi della caratteristica e le forme semplici le sorgemti delle cose».

Robert D.F.Pring-Mill, «Il microcosmo lulliano»,
a cura di Sara Muzzi, Edizioni Antonianum, Roma, pagg. 182, € 16,00

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