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Questo articolo è stato pubblicato il 29 settembre 2011 alle ore 22:19.

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Dori Ghezzi (Olycom)Dori Ghezzi (Olycom)

«Una factory? Adesso c'è solo una chioccia, poi chissà». Si legge, negli occhi di Dori Ghezzi, l'entusiasmo per una nuova avventura da produttrice. La Nuvole production, nata nel 1990, finora aveva pubblicato solo le opere di Fabrizio De André. Ora, però, Dori guarda avanti. «Voglio soprattutto lavorare per i giovani. E sentirmi giovane anch'io. In questo Fernanda Pivano mi ha insegnato molto, anzi, più passa il tempo la capisco, capisco il suo voler stare in mezzo ai suoi ragazzi».

La prima "creatura" di Dori? Si chiama Andrea Giops - Gioacchini, sui documenti, ma usa il soprannome dei tempi della scuola - ed è un giovanotto entusiasta e fantasioso, eppure umile e dotato d'ironia: lo proclama subito col titolo dell'album, Io non sono Giuseppe Verdi. Passato da X factor, sostenuto da Morgan, arrivato a Dori Ghezzi alla ricerca di un inedito che non ha fatto in tempo a cantare al talent show: eliminato prima. Mutatis mutandis, se Giuseppe Verdi era stato bocciato al Conservatorio, anche ad Andrea il fiasco ha portato fortuna. Ed è riuscito a smettere di fare quel lavoro sicuro, insieme al papà ingegnere: otto anni nella fabbrica di prodotti di elettronica ed elettrotecnica per le scuole, «buono stipendio, bella macchina – confessa Andrea - ma non ero contento. Adesso la bella macchina è vecchiotta ma sono più felice e anche papà si è convinto».

Ora studia diligente Bruno Lauzi, Rino Gaetano e - ovviamente - De André. Anche se Dori lo sottolinea: «non voglio trovare il nuovo De André, sarebbe antipatico. Non voglio snaturare nessuno, non ha senso scegliere qualcuno per poi trasformarlo». E va bene così, questo ragazzo che racconta felice di vivere da solo da poco, ma di essere già bravissimo con gli spaghetti alle zucchine, di guardare poca tv e di appassionarsi per i film degli anni '90. Che ha quel vizio strano di agitare il dito all'insù mentre parla e canta, in un gesto quasi da professore che a X factor volevano fargli abbandonare. «Tu fallo, se ti libera» gli dice Dori, che lo guarda attenta e materna e lo rassicura: «mi auguro che questo non sia il più bel disco tuo, che fai poi? Va benissimo che sia criticabile. Così c'è sempre qualcosa di più bello da realizzare».

Il disco di Andrea Giops, però, è solo il primo, tra le Nuvole. Intanto c'è il nuovo di Cristiano De André (e Dori mostra di sapere quant'è delicato, per la carriera di Cristiano, un nuovo album di inediti). Nei sogni magari un Vinicio Capossela, ma anche - perché no, confessa Dori - «uno tipo Paolo Nutini, Rufus Wainwright o Antony and the Johnsons». E la voglia di fare una battaglia per convincere le radio a passare più musica di qualità, prendendo sul serio la sua nomina a presidente onorario di Pmi, l'associazione dei produttori musicali indipendenti, sulle orme di Caterina Caselli che l'ha preceduta.

In casa De André, intanto, lontano dai riflettori cresce un altro talento. Dietro il progetto-Giops, forse anche dietro questo nuovo entusiasmo di Dori, c'è anche la figlia Luvi. Dopo un'esperienza da cantautrice, peraltro ben accolta dalla critica, ha deciso di non mostrarsi più. Di stare dietro le quinte, come produttrice. Ha scelto di non incontrare nemmeno la stampa, in questa occasione. «Spero che dopo quest'avventura Andrea e Luvi possano spiccare il volo», dice Dori. La factory è già pronta.

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