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Questo articolo è stato pubblicato il 29 novembre 2011 alle ore 12:59.

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Addio a Ken Russell, regista retorico del cinema ingleseAddio a Ken Russell, regista retorico del cinema inglese

Tra la fine degli anni sessanta e la metà dei settanta, Ken Russell fu un nome di punta del cinema inglese, in un'epoca ricchissima di grandi film su tutte le due sponde dell'oceano. Regista e sceneggiatore imbevuto di cultura, venuto dal balletto e dalla fotografia, sempre mobile irrequieto onnivoro, in movimento tra più forme espressive, incerto di una personale e ferma, precisa vocazione, il suo cinema si è caratterizzato da subito per una sorta di dilatazione baroccheggiante della visione, del montaggio, del colore.

Il suo è stato un cinema gridato, sovreccitato, retorico che ha pescato le sue vicende nella letteratura alta, ma scandalistica (Donne in amore da D. H. Lawrence, I diavoli da Aldous Huxley sulle "streghe" di Loudun) e nella vita di grandi artisti tormentati: da Ciajkovskij (L'altra faccia dell'amore) a Liszt al pittore Henri Godier, dagli Shelley a Oscar Wilde, senza dimenticare Nurejev e Rodolfo Valentino l'uno inteprete dell'altro in un film mimeticamente, ma non solo, molto ma molto decadente.

Non sono mancate le rielaborazioni del musical all'antica (Il boy friend, tra Gilbert & Sullivan e la Broadway degli anni trenta) o alla moderna (Tommy, con gli Who) e si sa di molti lavorio televisivi su queste direttrici che bensì ignoriamo. Tentò anche il film di fantascienza allucinato, Stati di allucinazione (da un soggetto di Paddy Chayefsky) e il noir provocatoriamente erotico, China Blue, con Kathleen Turner di giorno stilista e di notte prostituta...

Molte altre cose Ken Russell ha fatto e strade ha tentato, sempre con entusiasmo e sempre, si direbbe, con una eccessiva dose di presunzione, ma soprattutto sempre sorrette da un gusto eccessivo per una ridondanza di dubbio gusto. Insomma, non un grande, ma certamente un personaggio rappresentativo di un'epoca della cultura inglese e, diciamolo, del suo kitsch. Suoi amici e rivali furono due registi sui quali la critica europea e americana si eccitò molto, altrettanto controversi e, alla lunga, deludenti, Peter Greenaway, il migliore e il più austero, e Derek Jarman, che batté spesso Russell in esibizionismo registico e tematico.

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