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Questo articolo è stato pubblicato il 04 dicembre 2011 alle ore 08:17.

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Rimarrà Tommy, opera rock sul ragazzo sordo-muto-cieco che era campione di flipper; rimarra William Hurt professore di Harvard che fa le vacanze studio nei propri Stati di allucinazione, aiutandosi con delikatessen messicane alla Carlos Castaneda; rimarrà forse anche la Perdizione di un delirante Gustav Mahler in treno con un'Alma quasi non più sua, sul binario morto dell'amor tra rimuginamento, reminiscenza, reverie. Tre passi nel delirio per ricordare la scomparsa del regista britannico Ken Russell, gran maestro dell'hippyrealismo, se così vogliamo definire la via post-1968 al surreale, quella che passava per acidi e chitarre elettriche e sintetizzatori moog al potere e porte della percezione da sfondare. Come ogni sbornia pesante, il suo cinema si è lasciato alle spalle più intuizioni che opere compiute, più ipotesi di capolavoro che pietre miliari, più gesti iconici che storie ben raccontate.
Diavolo d'un Ken, a chi altri poteva venire in mente Lisztomania, priapica fantasmagoria rock sulla vita di un Franz Liszt (come Tommy con il volto di Roger Daltrey, cantante degli Who) vampirizzato da Richard Wagner e circondato dalle groupie, frutto di indigestioni anni Settanta? È il bicentenario di Liszt, ma è rimasto lì nel semidimenticatoio. Lo chiamavano il Fellini del Nord ma alla fine è più il fratellino di Nicholas Roeg, suo collega coetaneo e compatriota, capace almeno di una memorabile Performance e di un indelebile Dicembre rosso shocking alla veneziana.
Russell quando aveva dalla sua la critica e il pubblico e il credito dei produttori e i soldi poteva avere l'idea giusta (Rudolf Nureyev nei panni di Rodolfo Valentino: nel 1977 era impossibile essere più sexy) e poi sbagliare film; se ne ricorda giusto una bella locandina. Restano perline sensuali e colorate anni Settanta, prima che la psichedelia debordasse: Le donne in amore, da D.H. Lawrence; I Diavoli con Vanessa Redgave monaca scabrosa pre-Almodovar; Il boy friend, musical frivolo ed esteticamente sublime con Twiggy teletrasportata negli anni Venti; L'altra faccia dell'amore, con il Richard Chamberlain pre-Uccelli di rovo a interpretare un Tchaikowskij chiuso nella classica closet. Tutti film interessanti e un po' prigionieri del loro tempo; ma le visioni che veramente restano di Russell andranno rivisitate.
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