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Questo articolo è stato pubblicato il 15 gennaio 2012 alle ore 08:14.

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Nella prefazione alla Storia dei papi di Leopold von Ranke, Delio Cantimori, nel precisare il valore di questa grande opera storiografica, pone il tema del rapporto fra il papato e la definizione della identità italiana, prima in termini culturali e poi statuali. Cantimori espone l'esistenza di due tesi storiografiche antitetiche: l'una che afferma nella millenaria presenza del papato a Roma un forte limite alla definizione dell'identità nazionale; l'altra che, invece, sottolinea il contributo positivo della sede pontificia alla storia nazionale italiana e soprattutto l'apporto determinante ai tratti migliori dell'italianità.
Proprio sul tema dell'italianità dei papi si snoda la vicenda umana e culturale di Papa Urbano VI, nato Bartolomeo Prignano, eletto al soglio pontificio nel 1378 alla morte Papa Gregorio XI. Un'elezione atipica, che avviene in un periodo di profonda crisi, e porta il conclave, anche sotto violente pressioni, a scegliere uno studioso di diritto canonico, esperto in questioni giuridiche attinenti al governo della curia romana ma che non era, all'atto della nomina, componente del collegio cardinalizio. Alla sua storia è dedicata la biografia Urbano VI - Il Papa che non doveva essere eletto, scritta da Mario Prignano giornalista e discendente di questo pontefice.
Bartolomeo Prignano diventa Papa da arcivescovo di Bari, definito dai contemporanei "napoletano", per i natali nel Regno di Napoli (a Itri, allora territorio partenopeo) e le sue origini familiari. La sua scelta parve una soluzione di compromesso, dopo settant'anni di papato ad Avignone, a forte egemonia francese, la piazza romana rivendicava, con la minaccia delle armi e di un massacro, l'elezione di un cardinale concittadino o quantomeno italiano. I cardinali francesi, fino ad allora la forza politicamente più consistente all'interno della Chiesa, escogitarono la soluzione Prignano, un italiano ma un uomo di curia giudicato facilmente manovrabile.
L'esito di questo papato si rivelò diverso dalle previsioni innescando tragiche vicende. Come scrive il direttore dell'Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, nella prefazione, «le tensioni del sacro collegio e l'intricarsi di interessi politici diversi sono alla radice degli avvenimenti che portarono alla spaccatura della cristianità quando, nello stesso 1378, a Fondi, il 20 settembre – data che mezzo millennio più tardi sarebbe tornata fatidica per la Chiesa di Roma – un altro conclave contrappone al pontefice eletto, il cardinale Roberto di Ginevra, che prende il nome di Clemente VII». Inizia quel «Grande Scisma» che divise la cristianità per circa quarant'anni, attraversato da guerre e da congiure.
Bartolomeo Prignano pagò la mancata concessione di privilegi ai cardinali che lo avevano eletto, non assecondando una consuetudine dell'epoca e provocando la reazione dei potenti principi della Chiesa. Partito da presupposti virtuosi, come la lotta alla simonia e la necessità di moralizzare i costumi della curia romana, Urbano VI non tardò nel degenerare in logiche di potere, con atteggiamenti dispotici e violenti. Ossessionato da mire espansionistiche e dalla volontà di controllare il Regno di Napoli, Papa Prignano diventò protagonista di intrighi, mosse sanguinose guerre, fece imprigionare e torturare alcuni dei cardinali che avevano complottato contro di lui.
L'autore propone la vicenda attraverso un racconto efficace, condito di colpi di scena e una trama quasi avvincente. Oltre la storia, la vicenda di questo Papa propone una riflessione sulle dinamiche del potere: lo scisma innescato con l'elezione di Clemente VII divise profondamente le nazioni europee. Con l'antipapa si schierarono la Francia, Napoli, la Savoia, i regni di Castiglia e di Aragona, la Scozia; con Papa Urbano VI il Portogallo, l'Ungheria, la Germania e le altre parti d'Italia.
Fra tanti disastri un merito va riconosciuto a Papa Bartolomeo Prignano: quello di aver invocato, sia pur strumentalmente, la difesa dell'italianità e della Penisola dalle ingerenze straniere. L'aver reclutato un esercito di cittadini italiani contro i francesi e le diverse milizie mercenarie rappresentò per l'epoca un fatto assolutamente inedito, forse un primo timido passo nella presa di coscienza della nazionalità.
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Mario Prignano, Urbano VI - Il Papa che non doveva essere eletto, Marietti 1820, Genova, pag. 296, € 25,00

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