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Questo articolo è stato pubblicato il 10 febbraio 2012 alle ore 17:28.

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I lavori sono conclusi e si tira un sospiro di sollievo. Cinque restauratori coordinati da Rosanna Coppola hanno dovuto correre contro il tempo per riuscire a restaurare in tre mesi l'enorme telero dell'«Ultima cena» che Jacopo Robusti, il Tintoretto, dipinse tra il 1565 e il 1570. Un quadro che sovverte l'iconografia classica delle "cene" ponendo l'accento per la prima volta sul sacramento dell'Eucaristia e non sull'imminente tradimento di Giuda.

Ora il capolavoro che da sempre sta nella chiesa di San Polo a Venezia, è uscito dal laboratorio di restauro della Soprintendenza e per la prima volta lascerà la città lagunare per essere esposto presso le Scuderie del Quirinale di Roma, dal 25 febbraio al 10 giugno 2012, nella mostra curata daVittorio Sgarbi.

Un'occasione più unica che rara, visto che l'ultima esposizione monografica su Tintoretto risale al 1937. Del resto non potrebbe essere altrimenti, data la difficoltà di spostare gli enormi teleri realizzati dal grande maestro del Rinascimento (l'Ultima cena in questione misura 2,28 x 5,30 metri).

Il restauro dell'Ultima cena di San Polo, a dire il vero, era già in preventivo ma la richiesta del prestito per la mostra di Roma ha accelerato i tempi e così, quando Cariparma si è fatta avanti come sponsor dell'intervento, tutti i tasselli sono magicamente andati a posto.

Per tre mesi i restauratori hanno lavorato sul capolavoro - sotto la direzione di Giulio Manieri Elia, della Soprintendenza veneziana - ripulendolo dalla polvere e dalle vecchie vernici ingiallite e soprattutto risanando i danni causati dal restauro ottocentesco quando in fase di stiraggio, per far aderire la fodera alla tela dipinta, i collanti e il calore eccessivo hanno deteriorato in alcuni punti il colore e la pressione ha schiacciato le pennellate più spesse.

Un'operazione che ha richiesto oltre 40mila euro e che Cariparma ha finanziato prontamente confermando la volontà di investire e appoggiare l'arte e la cultura del nostro Paese. M

Ma il telero dell«Ultima cena» non sarà il solo a trasferirsi da Venezia a Roma: in mostra ci saranno anche Santa Maria Egiziaca e Santa Maria Maddalena, finora mai uscite dalla Scuola Grande di San Rocco; il Miracolo dello schiavo, La Madonna dei Tesorieri e il Trafugamento del corpo di San Marco, delle Gallerie dell'Accademia; e un'altra Ultima cena, conservata nella chiesa di San Trovaso, che consentirà uno straordinario confronto con quella eseguita da Tintoretto qualche anno più tardi, per San Rocco.

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