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Questo articolo è stato pubblicato il 18 febbraio 2012 alle ore 10:04.

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Il primo vincitore di Sanremo 2012 è il quindicenne Alessandro Casillo, già bambino prodigio di «Io canto». A lui, alla sua zazzera scombinata ad arte e al suo imbarazzante brano dal tono affermativo (titolo: «È vero»), le ragazzine frequentatrici di Facebook e televoto hanno tributato un plebiscito di consensi grazie al quale ha sbaragliato la modesta concorrenza di una categoria giovani tra le più povere di sempre.

Nella gara tra gli artisti escono definitivamente di scena i soliti Matia Bazar e Chiara Civello, cantante di jazz che in Riviera ha finito per «normalizzarsi» in un format di musica leggera che più leggera non si può. Ma i veri «mostri» restano in pista, degno cast di un'edizione sfuggita di mano ad autori, produttori e conduttori che, puntata dopo puntata, tende sempre più a somigliare a un freak show. Emblema della kermesse 2012, un Gianni Morandi sotto stress che infila scivoloni a ripetizione e, senza dirlo apertamente, spera che per stasera il tanto chiacchierato ritorno di Adriano Celentano gli porti una bella botta di share.

Attenti al playback. Nella serata dedicata in gran parte alla musica, non ci sono state scosse polemiche, se non la replica garbata di Platinette alla banalissima gag gay dei Soliti Idioti, ma si intravede la possibilità che possa nascere un caso attorno a Gigi D'Alessio e Loredana Bertè: la sensazione è che la versione disco-trash di «Respirare» firmata dj Fargetta contenesse parti vocali in playback. Sembra destino, ma ancora una volta il futuro al festival della Bertè dipenderà dal regolamento. Un destino sfiorato anche nelle polemiche della vigilia quando si era discusso per alcune parti musicali della canzone che sembrava fossero state pubblicate su Facebook dai due artisti. In quel caso c'era stato il via libera, quest'oggi si vedrà. Per il resto, da menzionare senza dubbio la coreografia iniziale di Daniel Ezralow con Simona Atzori, ballerina nata senza braccia.

Gli eliminati. Quella di ieri era la serata dei duetti che spesso. E in duetto i voti salgono, ma non per tutti. La formula non ha portato bene a Chiara Civello. Tra lei e Francesca Michielin, talentuosa vocalist di grande attitudine rock reduce dalla vittoria all'ultimo X-Factor, sarebbe stato interessante fare uno scambio alla pari stile calciomercato: cedi la prima e prendi la seconda, non spendi una lira e ma hai tutto da guadagnarci. Maluccio anche i Matia Bazar. Per esibirsi con loro, la drag queen Platinette è tornato Maurizio Coruzzi, senza trucco. Prima voce recitante poi anche cantante in «Sei tu». Alla fine, più sobrio lui di Silvia Mezzanotte.

Gli altri duetti. Sanremo non è ancora finito, ma l'oscar del trash va sicuramente a Gigi D'Alessio e Loredana Berté che, con la complicità del dj Fargetta e di uno stuolo di improbabili figuranti danzerecci, hanno trasformato l'Ariston nell'after hour discotecaro di una festa di Paese. Pura comicità involontaria: senza dubbio una delle pagine più basse, artisticamente parlando, della storia del festival. Su cui per giunta potrebbe anche infierire il regolamento anti-playback. Noemi non ha convinto del tutto nel duetto con Gaetano Curreri. Per risollevare le sorti di «Nanì» ci vorrebbero gli artifici di un alchimista con l'hobby delle sette note. Pierdavide Carone e Lucio Dalla hanno chiamato Gianluca Grignani, che canta sempre come se si annoiasse. La canzone, «Ci vediamo a casa», è quella che è, Dolcenera la canta come se dovesse affrontare un duello rusticano sicché non pare molto appropriata la partnership con Max Gazzé, uno che lavora di sfumature. Samuele Bersani ha chiamato Paolo Rossi per rileggere «Il pallone». I due, con le scarpe da calcio ai piedi, hanno «fatto coppia» in un brano molto adatto al Rossi cantante. Peppe Servillo ha dato un tocco di nobiltà a «Tu lo chiami Dio», brano noiosetto di un Eugenio Finardi che deve aver lasciato l'ispirazione al parco Lambro di quarant'anni fa. Nina Zilli ha chiamato accanto a sé il suo vecchio amico Giuliano Palma. «Per sempre» è un pezzo d'atmosfera lontanissimo dalle suggestioni ska di Palma. Non è un caso se la Zilli appare al di sotto delle sue potenzialità. Chi suona sempre da fuoriclasse è Fabrizio Bosso, trombettista ospite. Assieme a Mauro Giovanardi e con la complicità di Mauro Pagani al violino, Arisa ha guadagnato qualcosa. Emma, per i bookmaker candidata alla vittoria, per non correre rischi si avvale di un'altra ex star di Amici, Alessandra Amoroso. Rimpatriata scontata che, in vista della finale, raduna le truppe tele-votanti fedelissime ai format di Maria De Filippi. Originale l'idea di Francesco Renga di chiamare accanto a sé il coro Scala & Kolacny Brothers, specializzato in un repertorio rock. «La tua bellezza» ha acquistato un tono diverso, meno muscolare, rafforzando Renga in vista della finale.

Aspettando il Molleggiato. Intanto cresce l'attesa per l'intervento di Adriano Celentano previsto per questa sera. Proprio a lui si è rivolto il dg della Rai Lorenza Lei. «È ora di far prevalere buon senso e correttezza per evitare che, a fine festival, sia necessario procedere a iniziative conseguenti a violazioni contrattuali». La dirigente ricorda che i contratti «tutelano le libertà degli artisti», ma garantiscono anche «all'azienda tutti gli strumenti di tutela necessari». È dunque «sotto osservazione» - se mai ci fosse stato bisogno di conferma - la perfomance del Molleggiato, che dovrebbe proporre mezz'ora di brani vecchi e nuovi e soprattutto un altro monologo. Intanto dal palco ieri sera Sabrina Ferilli s'è apertamente schierata con lui: «M'è piaciuto tantissimo, anzi io avrei detto qualcosa di più». Stasera sarà di nuovo sul palco. Nel bene o nel male, preparatevi alle esplosioni.

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