Il Sole 24 Ore
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18 febbraio 2012

L'Italia del cinema trionfa a Berlino. Orso d'oro a «Cesare deve morire» dei fratelli Taviani


Un Orso d'oro ai detenuti. I fratelli Paolo e Vittorio Taviani hanno dedicato il massimo riconoscimento, conquistato alla 62esima edizione del festival del cinema di Berlino per il loro "Cesare deve morire", ai carcerati che sono stati i protagonisti della docufiction girata a Rebibbia, basata sul dramma scespiriano "Giulio Cesare". «Questo premio ci dà gioia soprattutto per chi ha lavorato con noi. Sono i detenuti di Rebibbia guidati dal regista Fabio Cavalli che li ha portati al teatro. Questi detenuti-attori hanno dato se stessi per realizzare questo film», ha detto Paolo a caldo dopo l'annuncio della vittoria.

Il trailer del film

Un premio meritatissimo e che ci dà felicità perché l'Italia da 21 anni non conquistava la Berlinale. La pellicola racconta la storia di una pièce teatrale, ambientata nel carcere di massima sicurezza, che prende forma pian piano sotto la regia di Fabio Cavalli, da anni sul campo con i detenuti nella messa in scena di drammi teatrali. Con i loro visi truci e la parlata dialettale originaria, volutamente mantenuta, gli attori sono fedeli alle parole di Shakespeare, ma è come se raccontassero le faide di mafia e di camorra per cui ora pagano pena.

Attualissimo, intenso anche grazie all'utilizzo della pellicola in bianco e nero che accentuava aggressività e tensioni, aveva strappato in sala il primo applauso della critica e questo era già stato un segno di buon auspicio. L'unico neo, forse, l'inserzione di parti recitate di vita vera: Shakespeare sarebbe bastato a rendere la loro personale quotidiana discesa agli inferi. L'importante è che la giuria, guidata da Mike Leigh, non l'abbia avvertito.

Tutti gli altri premi del festival di Berlino
Il premio come miglior regista è andato a Christian Petzold per il suo "Barbara", storia di un dottoressa della Germania dell'Est ai tempi della divisione di Berlino, che subisce perquisizioni e maltrattamenti da parte della polizia della Ddr per aver chiesto di raggiungere il fidanzato che vive nella parte Ovest della città. Tra innamoramenti, ripensamenti, gesti di generosità ed eroismo, il film ha più i caratteri di una fiction che di una pellicola da concorso alla Berlinale. Sembra quasi che il premio sia una forma di risarcimento ai tedeschi, da molto tempo trascurati dalla rassegna. Sarebbe stato onesto, piuttosto, dare l'Orso come migliore attrice a Nina Hoss, grande artista anche teatrale, molto apprezzata in Germania e protagonista dell'opera di Petzold.

Invece l'Orso d'argento per la migliore attrice protagonista è andato a Rachel Mwanza per il film "Rebelle" di Kym Nguyen, sulla guerra civile in Congo. L'Orso d'argento per il migliore attore protagonista è stato consegnato a Mikkel Boe Folsgaardaus per il film danese "A Royal Affair" di Nikolaj Arcel, che si è aggiudicato anche l'Orso d'argento per la migliore sceneggiatura scritta dallo stesso Nikolaj Arcel assieme a Rasmus Heisterberg. Mentre l'Orso d'argento del Gran Premio della Giuria è andato al regista ungherese Bence Bence Fliegauf per "Just The Wind", il Premio Alfred-Bauer per le nuove prospettive è stato ritirato dal regista portoghese Miguel Gomes per il film "Tabu".

Il premio per il migliore operatore è andato al tedesco Lutz Reitemeier per il film cinese «White Deer Plain» di Wang Quan'an, mentre 'Orso d'argento per la menzione speciale della Giuria è stato consegnato alla regista svizzera Ursula Meier per il film "L'enfant d'en haut", molto amato dalla critica.


18 febbraio 2012