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Questo articolo è stato pubblicato il 28 febbraio 2012 alle ore 13:50.

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Alle Scuderie del Quirinale va in scena l'arte teatrale di TintorettoAlle Scuderie del Quirinale va in scena l'arte teatrale di Tintoretto

Apre la mostra il suo primo capolavoro, "Miracolo dello schiavo", il manifesto artistico che lo ha reso vivace rivale di Tiziano. Tintoretto, uno dei protagonisti nell'arte veneziana del Cinquecento, dà il titolo all'esposizione allestita alle Scuderie del Quirinale di Roma fino al 10 giugno. La mastodontica presenza dell'opera ci catapulta nella teatralità del quadro, destinato alla sala capitolare della Scuola di San Marco. Tintoretto anticipa Caravaggio e supera Tiziano ("è più mimetico, più etereo e soprattutto meno ‘ingrippato' di Tiziano", scrive il curatore Vittorio Sgarbi), mette in primo piano uno schiavo nudo circondato dai pezzi di una mannaia che avrebbe dovuto accecarlo e da un gruppo di spettatori sbigottiti dentro il quale entriamo a far parte anche noi. In alto, ad accentuare la focale prospettica, viene posizionato San Marco a testa in giù e per di più nell'ombra.

Da qui inizia il viaggio cronologico nell'universo pittorico, audace e provocatorio, di questo maestro che guardava Parmigianino più che Michelangelo, un po' come Andrea Schiavone, l'olandese attivo a Padova Lambert Sustris e Bonifacio de' Pitati, nella cui bottega probabilmente Tintoretto si formò. Accompagnati dai testi della scrittrice Melania G. Mazzucco passano in rassegna una cinquantina di opere tra teleri religiosi, ritratti e quadri profani che raccontano la miseria umana e allo stesso tempo la bellezza, opere indirizzate ai dogi e a poveri e illetterati, come quelle realizzate per le Scuole Piccole (le scene dell'"Ultima cena").

Dopo l'esordio con il "Miracolo dello schiavo" (1548) la Scuola Grande di San Marco richiama l'artista veneziano nel 1562 per tre quadri con i miracoli del santo. Nel "Trafugamento del corpo di San Marco" e ne "Il ritrovamento del corpo di San Marco" "Tintoretto arriva dove nessuno era arrivato prima - dichiara Sgarbi – entra in uno spazio onirico", lo sfondo si fa liquido, spettrale, a differenza della plasticità del gruppo in primo piano scaraventato sotto una tempesta di fulmini. Ancora più cupe sono le atmosfere che avvolgono "Santa Maria Egiziaca in meditazione" e "Santa Maddalena leggente", restaurate in occasione della mostra. La natura minacciosa esprime lo stato d'animo delle protagoniste.

Di tutt'altro spirito sono le "favole" mitologiche, qui la luce viene sprigionata dalla bellezza femminile, anche se spesso minacciata da presenze ostili. Lo splendido, bucolico ed etereo "Susanna e i vecchioni" è uno dei capolavori profani e allegorici di Tintoretto, dove la minuzia nel dettaglio tocca l'apice. Nonostante sia sempre stato secondo a Tiziano (in questo genere) Jacopo Robusti (detto il Tintoretto) ci lascia comunque degli esempi stupefacenti, come il sensuale "Venere, Vulcano e Marte" proveniente da Monaco, il materno "Venere, Vulcano e Cupido" e leggiadro "Incontro tra Tamer e Giuda".

Un'ala del secondo piano delle Scuderie viene dedicata ai ritratti di aristocratici, pittori e personaggi di spicco della città, quasi mai citati perché è la pittura a dare loro dignità. Si riconoscono, grazie alle didascalie retro-illuminate, l'architetto e scultore Jacopo Sansovino, l'inventore Alvise Cornaro e il mercante di panni di seta Giovanni Paolo Cornaro. Infine accanto alle opere del figlio Domenico, detto Il Tintoretto Giovane, si fa notare l'autoritratto del maestro il cui volto si perde nell'oscurità dello sfondo: Tintoretto non ha bisogno di autocelebrarsi.

Tintoretto
A cura di Vittorio Sgarbi
Fino al 10 giugno
Scuderie del Quirinale

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