Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 26 marzo 2012 alle ore 18:48.

My24
Gli esponenti della Secessione alla mostra di Beethoven nel 1902Gli esponenti della Secessione alla mostra di Beethoven nel 1902

A rivederlo oggi, con la consapevolezza che nel 1918 quel mondo sarebbe crollato, pare tutto un gigantesco abbaglio. Eppure tra l'ultimo 800 e l'inizio del 900 Vienna fu davvero ciò che era stata Firenze al tempo di Lorenzo il Magnifico, o Roma sotto Giulio II e Leone X: passeggiando per i suoi parchi e per la Ringstrasse, l'anello di viali sorto dal 1857 sul tracciato delle mura abbattute (una parata di sontuosi edifici pubblici e privati e un'antologia di ogni forma di revival storicista) ci si poteva imbattere in Gustav Mahler, nei vecchi Bruckner e Brahms o nel giovane Schönberg, negli Strauss e in Franz Lehar. Si potevano incontrare gli scrittori Arthur Schnitzler, Hugo von Hofmannsthal e il profetico Karl Kraus («Vienna? la stazione sperimentale per il tramonto del mondo»), il filosofo Ludwig Wittgenstein, l'architetto Otto Wagner. E al 19 di Berggasse c'era Sigmund Freud.

Fra tanti talenti così innovatori, i pittori austriaci continuarono invece fino al l'ultimo 800 ad attardarsi in un confortevole naturalismo, applicato per di più alla pittura di storia: Hans Makart ne era il campione. Tutto cambiò nel 1897, quando un gruppo di giovani artisti si ribellò e diede il via alla stagione splendente della Secessione viennese.

La mostra curata da Alfred Weidinger con Gabriella Belli che apre oggi al Museo Correr ripercorre l'avventura di quei giovani rivoltosi muovendosi intorno alle figure, centrali e carismatiche, di Gustav Klimt e dell'architetto Josef Hoffmann, lungamente amici e compagni di lavoro. E per mostrare quanto radicali sarebbero state le loro innovazioni, il percorso prende le mosse dagli esordi ancora accademici di Klimt che, giovanissimo, iniziò a lavorare con il fratello minore Ernst e l'altro compagno di studi Franz Matsch proprio decorando gli edifici pubblici della Ringstrasse, dal nuovo Burgtheater al Kunsthistorisches Museum. I tre seguirono all'inizio il modello di Makart (morto nel frattempo) e si guadagnarono una gran fama. Tanto che Klimt, il più talentuoso, fu additato come l'erede di quel celebrato pittore.

Si inizia dunque con il 1879-1880 e con i nudi virili di Gustav Klimt e di Matsch, buoni come studi accademici ma anche come modelli per i personaggi togati o i guerrieri da inserire nei richiestissimi dipinti di storia, oltre ai due Ritratti di fanciulla in cui la stessa modella, ripresa da angolazioni appena diverse, ci mostra i due lavorare gomito a gomito nella classe di pittura. Ma ci sono anche dipinti del più giovane Ernst Klimt, come Pan che consola Psiche, 1892, in cui la lezione di Makart, evidente nella soffice pelliccia del satiro, si fonde nel paesaggio con lievi suggestioni impressioniste.

Gustav Klimt (Ernst morì improvvisamente nel 1892) ritorna poi nelle vesti di fondatore e primo presidente della Secessione viennese, quel gruppo di giovani ostili all'accademismo della pittura ufficiale che nel 1897 si staccarono dal Kunstlerhaus riunendosi in un'associazione simile alle Secessioni di Monaco e Berlino. Non che da subito la loro pittura imboccasse la strada dell'asciutto linearismo con cui oggi si identifica lo Stile Secessione. Per arrivarci la strada fu tortuosa e passò anche attraverso brume alla Khnopff, in un momento in cui il Belgio aveva un grande peso nell'arte europea. A conferma dell'influsso del simbolista belga, la mostra confronta alcune opere di quello con dipinti di Klimt del 1897-1898, come Signora davanti al camino o Volto di fanciulla, dai contorni sfocati e indistinti.

Ma anche i "paesaggi dell'anima" del belga fecero scuola, inducendo i giovani viennesi a creare scorci di natura ora immersi in atmosfere nordiche, misteriose (Klimt e Koloman Moser), ora invece sensibili alle novità dell'impressionismo e dei suoi esiti (Carl Moll).
Il programma di quei giovani fu infatti, sin dall'inizio, ambizioso e internazionale (nelle mostre della Secessione passarono gli artisti più radicali dell'intera Europa), e subito connotato dalla volontà di creare un'arte totale, pervasiva, che permeasse la vita intera: così anche la loro rivista, «Ver Sacrum», divenne un'"opera d'arte totale", con quella grafica, dominante sul testo, giocata sulla linearità, l'astrazione decorativa, il geometrismo, poi applicati anche in pittura. Ma la manifestazione che meglio di tutte incarnò lo spirito della Secessione fu la mostra del 1902 dedicata a Beethoven, che riuniva architettura (Josef Hoffmann) e scultura (Max Klinger), pittura (Klimt con lo sconvolgente Fregio di Beethoven e altri pittori) e musica: all'inaugurazione fu suonata la Nona, diretta da Mahler. Per questo sogno di "opera d'arte totale" – come per quello che dal 1904 vide di nuovo insieme Hoffmann e Klimt, a Bruxelles in Palazzo Stoclet – rimandiamo agli scritti qui a fianco di Gabriele Neri, ma la mostra ha in serbo altre sorprese: come lo spazio in cui mette a confronto raffinati oggetti e progetti di arti decorative di Hoffmann con dipinti di Klimt (Acqua in movimento, Fuochi fatui) e di altri artisti, ispirati allo stesso culto per la linea flessuosa dell'Art Nouveau, a cui tutti guardarono prima di scegliere la severa ortogonalità del pieno gusto secessionista.

Gran colpo di teatro è l'accoppiata delle conturbanti «femmes fatales» di Klimt, Giuditta I di Vienna e Giuditta II (Salomè) di Ca' Pesaro (acquistata alla Biennale del 1910), protagoniste della sezione dedicata al «Trionfo dell'oro», dove figurano anche i gioielli disegnati da Hoffmann e realizzati da Klimt per la sofisticata compagna Emilie Flöge, che con la sua casa di mode era la stilista più ricercata dalle signore dell'alta borghesia colta di Vienna: le stesse che per le loro case volevano solo Hoffmann e Klimt. Quelle dame viennesi, come Marie Henneberg ed Hermine Gallia, patrone dell'arte nuova, sfilano nei ritratti di Klimt destinati a residenze progettate in ogni dettaglio da Hoffmann, che ideava anche la mise en scène dei dipinti dell'amico. Chiudono il percorso gli esempi dello stile geometrico della piena Secessione, giocati sulla forma quadrata che aveva affascinato Hoffmann nelle case bianche e cubiche di Capri: reagendo alla banalizzazione dello stile curvilineo messa in atto da tanti modesti seguaci, i più radicali dei Secessionisti (usciti dall'associazione nel 1905) scelsero infatti il quadrato come principio generatore di superfici e di volumi, raggiungendo esiti di incredibile modernità: come Hoffmann con i suoi arredi e Klimt con i celebri dipinti quadrati.

Commenta la notizia

Ultimi di sezione

Shopping24

Dai nostri archivi