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Questo articolo è stato pubblicato il 06 aprile 2012 alle ore 14:54.

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In occasione delle festività pasquali abbiamo selezionato tutto il meglio delle mostre del Belpaese. Dal nord al sud l'offerta è quanto mai varia e si va dai paesaggi di Tiziano esposti a Palazzo Reale di Milano, ai dipinti geometrici di Piet Mondrian inseriti tra i "Giganti dell'avanguardia" nella chiesa di San Marco a Vercelli, dalla poesia e luce di Mirò che abbagliano il Chiostro del Bramante di Roma, alle fotografie in bianco e nero di Cartier-Bresson a Torino.

Tiziano e "la sua irruzione estetica nel mondo naturale" ci viene raccontata attraverso una cinquantina di opere provenienti dai musei di mezzo mondo. La natura è dolce, amica, avvolge i personaggi in atmosfere calde e mai avverse. Un mondo bucolico e rassicurante che allieterà il visitatore.

Mondrian e le sue geometrie si ritrova accanto a Mirò e Calder, "giganti dell'avanguardia", nelle collezioni Guggenheim e non solo, ci sono capolavori provenienti dalla Calder Foundation di New York, dal Gemeentemuseum dell'Aja e dal Museo Civico di Spoleto. Un dialogo tra astrattismo e surrealismo che racconta una visione della realtà.

Ritroviamo Mirò al Chiostro del Bramante. Un'ottantina di opere si concentrano sulla produzione più matura del genio catalano, sugli ultimi trent'anni di vita, naturale e artistica, quando Mirò decise di aprire uno studio a Maiorca. Riscoprì il forte legame che ebbe con la terra, intesa come fonte di vita. Fu l'esigenza di avvicinarsi alla natura che nel 1956 lo indusse a trasferirsi a Son Abrines, la casa di campagna inondata da una luce unica.

Centotrenta istantanee in bianco e nero di Henri Cartier-Bresson, scattate tra gli anni Trenta e Settanta, "occupano" Palazzo Reale a Torino. Immagini ormai impresse nella memoria, dallo stile unico ma che ogni volta lasciano il segno per il loro equilibrio formale in perfetta sintonia con il "click" istintivo di colui che è stato definito "l'occhio del secolo".

Ancora fotografia. Al Museo di Roma in Trastervere si racconta il rapporto viscerale tra il fotoreporter americano Leonard Freed e l'Italia attraverso un centinaio di scatti in bianco e nero. "Una storia d'amore", la definiva l'artista. E fu subito colpo di fulmine, era il 1952 quando per la prima volta Freed visitò il nostro paese. L'Italia rappresentava un paesaggio interiore, oltre ad essere il luogo dove passato e presente si fondevano (e si fondono). Napoli, Milano, Roma, Palermo e Firenze diventano i posti ideali dove nacquero le sue istantanee "emotive": "Io non sono interessato ai fatti, voglio mostrare le atmosfere", diceva. Dunque "non chiamatemi fotoreporter ma autore". Fece ben 45 viaggi in Italia.

Si affronta sempre il rapporto con l'Italia nella mostra "Dalì. Un artista, un genio", allestita al Complesso del Vittoriano di Roma. Si può ammirare il suo universo onirico, straniante e inafferrabile, soprattutto nella parte centrale, ma il secondo piano riserva tutta l'attenzione alla relazione tra il nostro paese e il genio eccentrico. Con delle rivelazioni curiose: il disegno di Fellini che ritrae l'artista nel suo libro dei sogni e un video con Dalì che girovaga tra i mostri del parco di Bomarzo. Un luogo ideale per l'artista.

Di tutt'altro genere è l'esposizione allestita a Palazzo Roverella di Rovigo. Il protagonista è il Divisionismo. Capolavori di Previati, Segantini, Pellizza da Volpedo, Boccioni (prima di passare al Futurismo) e Longoni si alternano a quadri di artisti meno conosciuti e finalmente valorizzati come Vittore Grubicy De Dragon, Adriano Baracchini-Caputi e Llewelyn Lloyd. Una stagione importante dell'arte italiana, tra Ottocento e Novecento, che rivoluziona la tecnica dei pointillistes (Seurat, Signac) e che "ricerca nel colore la luce", come scriveva Segantini.

Venezia festeggia i centocinquant'anni di Klimt con una mostra al Museo Correr. Ma non è il solo ad essere celebrato, c'è anche l'architetto Josef Hoffman, entrambi protagonisti della Secessione, il movimento che voleva sconvolgere l'estetica viennese. I due rivoluzionarono il panorama artistico dell'epoca, collaborarono, ad esempio, per la residenza dell'industriale Adolphe Stoclet. Il progetto fu firmato da Hoffman, mentre il mosaico, posto nella sala da pranzo, da Klimt. Insieme si occuparono anche della mostra su Beethoven allestita nel 1902. È di Klimt il fregio dedicato al musicista.

Gli appassionati di auto non possono non fare tappa al nuovissimo Museo Casa Enzo Ferrari di Modena. Cinquemila metri quadrati dedicati al Drake e 18 milioni di euro investiti. Sono stati conservati il corpo abitativo e l'officina di casa Ferrari, per poi annettere una costruzione in alluminio all'avanguardia che riproduce il cofano di un'automobile. Il colore? Il giallo, simbolo della città di Modena e sfondo del "Cavallino", nato dalla mente del pilota e dell'imprenditore Ferrari.

L'arte degli americani nel cuore della Toscana. "Americani a Firenze. Sargent e gli impressionisti del nuovo mondo" è allestita a Palazzo Strozzi. Fu dopo la guerra di Secessione che dal nuovo continente sbarcarono artisti desiderosi di relazionarsi con il paesaggio toscano. Quelle colline diventarono i soggetti privilegiati della loro arte. Sono esposte opere di personalità poco conosciute, a parte John Singer Sargent, come Henry James, Vernon Lee e Bernard Berenson. Ma ci sono anche i nostrani Telemaco Signorini, Michele Gordigiani, Vittorio Corcos e Giovanni Boldini che inevitabilmente instaurarono un dialogo con i colleghi d'oltreoceano.

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