Il Sole 24 Ore
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Il fantastico torna di scena

Andrea Bajani


La storia piuttosto semplice, e la si potrebbe raccontare cos. C' una ragazzina, che si chiama Veronica Soffici, che scrive un diario, che il romanzo che noi leggiamo. E c' una sorella che si chiama Cecilia. Se Cecilia esista o meno, se sia reale o soltanto il frutto della mente di Veronica, poco importa: il terreno della verosimiglianza un campo che Pierpaolo Vettori lascia a se stesso. Veronica l'artefice della propria realt, questo certo.
La sua mente dice il mondo e il mondo diviene come lei lo vede: ratti giganti che fanno i medici di mestiere, libri a cui Veronica d mandato di comportarsi da spie, scrittori morti da secoli che le scrivono lettere e a cui lei si rivolge direttamente, incendi apocalittici. Tutto questo in un clima, mai nominato, da Italia di Tangentopoli. La stessa famiglia Soffici, una famiglia di industriali divenuta ricca e famosa grazie a una marmellata, rischia di essere travolta e dissolta da questo uragano.
Dopo anni di cosidetto ritorno al realismo ecco un romanzo, Le sorelle Soffici, che spazza via ogni stantio dibattito sul rapporto tra reale e fittizio, tra realismo e romanzo fantastico. Quello di Vettori un mondo visonario, che mette insieme candore e ferocia a distanza di poche righe, che ritorna, ma con un balzo in avanti, a fare quello che la letteratura ha fatto fin dalle origini, dai testi religiosi ai racconti mitologici, da Shakespeare alle storie dei santi, da Cervantes a Ernesto Sabato a Landolfi: raccontare i fantasmi cos come appaiono, dar loro udienza, farli sedere a tavola insieme agli altri, personaggi tra i personaggi.
Dietro questo romanzo – che il romanzo italiano per me pi interessante, vivo, potente di questa stagione – c' tutto un mondo: da Lewis Carroll a Phip Dick, da Bulgakov a Gogol', dal cinema di David Lynch alla prosa traumatizzata del Grande quaderno di Agota Kristof. L'Alice di Lewis Carroll aveva bisogno di sfondare, di entrare dentro lo specchio, per affacciarsi a una dimensione che fosse altra da quella in cui le era capitato di vivere. A Veronica Soffici basta restare da questa parte dello specchio, in un mondo che bellissimo e mostruoso insieme, che cieca fiducia e insieme strazio e tradimento. Ma che il mondo, che questo mondo, che lo stesso in cui viviamo e che fa prendere strade gi battute per la paura di arrivare a un punto in cui poi il sentiero finisce. Ecco, Vettori questa paura non ce l'ha. Va avanti fino a quel punto, e poi fa ancora un passo nel vuoto.
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Pierpaolo Vettori, Le sorelle Soffici, Elliot, Roma, pagg. 176, € 16,00