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Questo articolo è stato pubblicato il 06 settembre 2012 alle ore 14:07.

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Centoquattro anni e non sentirli: Manoel De Oliveira, regista portoghese classe 1908, torna al Lido di Venezia, dove nel 2004 ha ricevuto il Leone d'Oro alla carriera, per presentare «O Gebo e a sombra», la sua ultima fatica inserita nel Fuori Concorso.

Tratta da una pièce del 1923 dello scrittore Raul Brandão, la pellicola, girata in lingua francese, racconta la drammatica vicenda di Gebo, un anziano contabile costretto ancora a lavorare per mantenere la moglie Doroteia e la nuora Sofia.

Quando suo figlio João ritorna a casa, dopo aver passato diversi guai e diversi anni lontano dai suoi cari, il tranquillo ménage comincia a scricchiolare, dando spazio a un'interessante riflessione sul rapporto generazionale e sui drammatici stati d'animo di chi lotta per sopravvivere.
Alla sua veneranda età, De Oliveira, il più anziano regista in attività al mondo, conferma un buon talento dal punto di vista visivo: le immagini, di chiara derivazione pittorica, sembrano infatti tanti tableaux vivants, i cui protagonisti vengono illuminati solo dalla fioca luce delle candele.

Rigoroso nel trasporre ai giorni nostri un racconto morale dei primi anni del ‘900, il film risente però di un'eccessiva impostazione teatrale che ne limita il valore cinematografico: d'altronde, chi è avvezzo al cinema recente dell'autore, sa bene che i dialoghi sono spesso l'elemento più importante delle sue opere. Basti ricordare, ad esempio, «Ritorno a casa» del 2001, dove Michel Piccoli vestiva i panni di un attore shakespeariano, o «Un film parlato» del 2003, tutto giocato sulle differenze verbali tra le varie lingue dei partecipanti a una crociera.

Se il montaggio e le inquadrature, seppur studiate al minimo dettaglio, possono sembrare di facile realizzazione, assolutamente straordinario è il lavoro degli attori, vincolati spesso a recitare all'interno di piani-sequenza particolarmente lunghi, proprio come se si trovassero su un palcoscenico.
Il cast, assolutamente d'eccezione, annovera attori del calibro di Michael Lonsdale nei panni del padre di famiglia, Claudia Cardinale, l'attrice italiana preferita dal regista, in quelli di sua moglie e l'intramontabile Jeanne Moreau, in scena per alcuni minuti, che con i suoi 84 anni compiuti è sempre vivacemente attiva nel mondo del cinema. Oltre a questi mostri sacri, da segnalare la presenza di due attori feticcio di De Oliveira: Ricardo Trêpa, nel ruolo di João, e Leonor Silveira in quello di Sofia.

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