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Questo articolo è stato pubblicato il 19 settembre 2012 alle ore 07:44.

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È strano vedere come perfino adesso, a distanza di qualche centinaio d'anni dalla nascita del romanzo e a distanza di parecchio tempo dalla proclamata «morte del romanzo», governi e movimenti dittatoriali abbiano ancora paura dei romanzieri.

Ma non avevamo detto tutti che i romanzi sono una forma di intrattenimento datata, ridotta all'irrilevanza dal fascino dei videogiochi e della navigazione su internet? A quanto sembra parecchi governi e movimenti politici la pensano diversamente: loro i romanzi li prendono assolutamente sul serio, loro ne hanno paura. Il caso di Salman Rushdie e dei suoi Versetti satanici non è che l'esempio più tristemente noto della paura che possono scatenare le opere letterarie, ma non è l'unico: più recentemente c'è stato il caso di Boualem Sansal, lo scrittore algerino che l'anno scorso ha pubblicato in Francia un romanzo sulla vita in Algeria intitolato Rue Darwin. Rushdie, scrivendo un libro che nel titolo evocava Satana, naturalmente giocava la parte del provocatore. Lo stesso si può dire di Sansal, con quel titolo che fa l'effetto di un dito nell'occhio. Darwin, santi numi! Basta questo nome per trascinare popolazioni intere in uno sdegno orgasmico.

E parecchi governi e movimenti politici hanno puntualmente reagito. In Francia gli ambasciatori dei Paesi della Lega araba hanno creato un premio chiamato "Prix du Roman Arabe", riservato agli scrittori arabi autori di romanzi scritti o tradotti in francese. Quest'anno, come forse avrete letto, la giuria del premio ha scelto Sansal e il suo Rue Darwin. E gli ambasciatori hanno protestato. Hanno protestato perché un mese prima della prevista cerimonia di premiazione, Sansal aveva avuto l'audacia di partecipare al Festival internazionale degli scrittori a Gerusalemme, cioè in altre parole aveva violato il boicottaggio arabo, che va avanti da 64 anni, contro Israele e tutto ciò che è israeliano. Hamas, la filiale palestinese dei Fratelli musulmani, ha accusato Sansal di tradimento contro il popolo palestinese, nonostante, come Sansal stesso aveva fatto notare, il popolo palestinese non potesse che beneficiare dalla partecipazione di scrittori come lui ai festival letterari di Gerusalemme. Ma l'accusa di Hamas è stata sufficiente e Sansal si è visto revocare il premio.

Mi chiedo se qualcuno degli ambasciatori abbia letto il romanzo di Sansal. Io l'ho letto e posso dire che se lo avessero letto effettivamente la furia orgasmica di paura e orrore di questi diplomatici sarebbe stata irrefrenabile. Forse avrebbero anche potuto divertirsi. Ma no, penso di no. Sansal dice cose crudeli sulla stupidità oratoria di un presidente algerino. Dice cose carine su un rabbino algerino. Tutto troppo orribile soltanto a dirsi, anche se il romanzo non contiene nemmeno una scena di sesso. E questo era il libro proposto per il "Prix du Roman Arabe"? Insomma, viviamo ancora nell'era dell'indice, anche se ultimamente a perseguitare i romanzieri sono i leader di una religione diversa dal cattolicesimo. Non è una sorpresa per nessuno. Ma non trovate rassicurante scoprire che i romanzi possono ancora suscitare la paura e l'indignazione di movimenti e governi? "L'immaginazione al potere": un tempo era uno slogan rivoluzionario. Lo è ancora, perfino adesso.

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