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Questo articolo è stato pubblicato il 21 settembre 2012 alle ore 10:12.

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fotografie di Fabrizio Annibali per IL

Ha iniziato a lavorare come muratore e lustrascarpe all'età di sette anni. A dodici – nel 1973 – si è trasferito a Brasilia ed è diventato garzone di macelleria. Nel '94 ha comprato la loja, il negozio doveva lavorava nel quartiere Asa Norte di Brasilia e l'ha trasformato nella Açougue cultural T-Bone, che potremmo tradurre come "macelleria culturale della Costata". «La prima e unica del mondo», ci tiene a dire. Dove libri e bistecche, carta e carne, inchiostro e sangue, si confondono. Un'operazione per combattere l'analfabetismo di ritorno (e anche quello di andata), l'ignoranza e il fatalismo dovuti ai problemi economici, alla mancanza di stimoli, alla durezza della vita.

Luiz Amorim indossa un camice bianco e porta un guanto di maglia di metallo sulla mano sinistra per non ferirsi mentre taglia la carne. Solo gli occhiali da vista e una certa aria compassata rivelano la passione per i libri. Luiz viene da Salvador de Bahia, Nord-Est. Al seguito della madre, dopo il divorzio, si è trasferito nella capitale brasiliana quando erano passati solo tredici anni dall'inaugurazione della città disegnata da Oscar Niemeyer. Come tanti altri immigrati dalle zone povere del Brasile, sua madre è arrivata sull'altipiano al centro dello Stato di Goias nella speranza di raccogliere qualche briciola grazie alla vicinanza col potere e al denaro rappresentati dai palazzi della politica.

Nella città che è l'emblema della pianificazione urbanistica, costruita da zero nel nulla per diventare il centro di un immenso Stato federale, la macelleria-biblioteca di Amorim è come uno strano frutto carnoso caduto lontano dall'albero. Per regolarizzarla il Parlamento brasiliano ha dovuto fare una legge apposta, approvata nel 2003. Prima c'erano stati problemi con le normative igieniche, perché tenere libri dentro a una macelleria, in mezzo ai quarti di bue, non era previsto da nessun regolamento. All'inizio la gente ironizzava sulla mania bibliofila di un açogueiro bahiano di umili origini e gli ufficiali sanitari ci andavano giù pesante. L'accumulo di volumi è arrivato a diecimila titoli, ma in seguito si è passati a circa 500, con prestiti di 50/70 libri al giorno.

Un progetto della T-Bone, la parada cultural, ha appena ricevuto il sostegno dell'Unesco e per la macelleria di Amorim sono passate 150mila persone e 500 artisti. Anche Petrobras, la compagnia petrolifera brasiliana, ha dato una mano. La parada cultural è un prestito di libri alle fermate degli autobus nella zona Nord di Brasilia: i volumi si trovano su scaffali di libreria nelle pensiline. Destinati dunque agli strati più bassi della società, visto che qui tutti quelli che possono si muovono in auto.

«Ho letto il primo libro a 18 anni, ho imparato a leggere a 16, prima ero analfabeta», dice Luis Amorim. E il primo libro di che trattava? «Filosofia». Non ci ha capito niente, ma poi ha iniziato a leggere una media di 10-15 libri al mese e proprio la filosofia è stata la miccia che ha acceso il fuoco. La macelleria, però, non è solo libri in prestito. Si fanno anche presentazioni, incontri, dibattiti.

E concerti: qui l'orchestra sinfonica di Vienna ha suonato in una delle tappe della sua tournée sudamericana. Non manca un po' di Italia: tra i volumi che sono presenti nella macelleria vedo O Jardim dos Finzi-Contini. Ma anche A Última Legião di Valerio Massimo Manfredi. I libri vanno e vengono in continuazione. «Sono frutto di donazioni», spiega Amorim. Nelle fermate culturali, appeso allo scaffale c'è un decalogo per il lettore: «Prendi un libro per volta», «Restituiscilo in buono stato», «Non tenere troppo tempo un libro». E anche, o forse prima di tutto: «Dona i libri che hai già letto». Nessun estremismo bibliofilo, dunque.

Tra le piastrelle bianche, i banchi di metallo nudo, gli sgabelli per i sedersi e mangiare il churrasco o la feijoada, si legge il bollettino della parada cultural che riporta le iniziative della macelleria. Il bollettino di un mondo lontano da eBook, intolleranze alimentari, vegani e ditigalizzati. Ma a metà strada tra l'Amazzonia e Amazon.

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