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Questo articolo è stato pubblicato il 16 febbraio 2013 alle ore 12:24.

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Una parola che va tanto di moda e che vorrebbe essere adottata da chiunque tanto attrae. Il vocabolo in questione è "glamour" che un tempo aveva a che fare con la magia. Poi, come un incantesimo che strega e ammalia, ha preso sotto braccio la bellezza e la moda femminile, oggi sempre di più sinonimo di seduzione. Ecco, la storia di un termine che aveva a che fare con le scienze occulte e che poi si ritrova a rivoluzionare l'epoca moderna, ci viene raccontata nella mostra "Glam! The performance of Style", dall'8 febbraio al 12 maggio alla Tate Modern di Liverpool . Un'esposizione che mette in relazione la "glam era" dei primi anni Settanta a dipinti, sculture, installazioni di artisti europei (soprattutto britannici) e statunitensi.

Un viaggio all'interno della cultura pop, cadenzato dalla musica di David Bowie, Lou Reed e dei Roxette, per indagare l'evoluzione dell'arte e viceversa, ovvero come l'arte sia stata fonte d'ispirazione della cultura pop; pensiamo alla libertà creativa della British Art-School degli anni Sessanta o al fenomeno del "camp" che emerse a New York nello stesso periodo. L'arte, la musica e la moda confluirono in un unico "melting pot" che ha segnato un periodo e che spesso viene rievocato, riletto e reinterpretato attraverso lo sguardo della contemporaneità.

Sono un centinaio le opere esposte nella cittadina beatlesiana, tra cui quelle dei britannici Richard Hamilton e Derek Jarman, del tedesco Sigmar Polke che lanciò il movimento del Realismo capitalista in risposta alla Pop art, della fotografa americana Cindy Sherman e dei suoi conterranei Peter Hujar, Jack Smith ed Andy Warhol, che diedero un impulso ulteriore al "camp" e all'androginia, in cui i generi tendevano a confondersi, a scambiarsi di ruolo. Era un modo per dare una stoccata alla società. Una relazione stretta tra generi e scambi d'identità viene investigata nel video di Katharina Sieverding Transformer 1973– 4 e nella serie di Polaroid realizzate da Ulay (per la prima volta mostrate nel Regno Unito). Una società, dicevamo, che veniva stregata (come oggi) dal "Glam Style", sinonimo di eccentricità (una parola dal significato mutevole), che confluiva nella vita e nelle arti, basti pensare agli abiti dei Drughi in "Arancia meccanica" di Kubrick o alle performance di un David Bowie/alieno che, non a caso, diventò tale nel film "L'uomo che cadde sulla terra".

Glam! The Performance of Style
Tate Modern, Liverpool
8 febbraio - 12 maggio 2013
A cura di Darren Pih ed Eleanor Clayton

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