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Questo articolo è stato pubblicato il 05 marzo 2013 alle ore 11:52.

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Tiziano fu il primo artista europeo. I suoi ritratti donavano l'immortalità ai committenti, nessuno seppe meglio di lui incarnare la rivoluzione e il trionfo del colore, se Bellini fece diventate italiana la pittura veneziana, Tiziano la portò oltre i confini. Come scrisse nel 1969 Rodolfo Pallucchini: "Il codice tizianesco sarà la base della civiltà pittorica occidentale che dal Rubens al Velázquez si conclude con l'avvento del cubismo".

Insomma divenne un punto di riferimento non solo per la sua epoca. A questo maestro indiscusso che conteneva "la grandezza e la terribilità di Michelangelo, le piacevolezze e venustà di Raffaello, ed il colorito proprio della natura", le Scuderie del Quirinale di Roma (www.scuderiequirinale.it) dedicano una mostra (dal 5 marzo al 16 giugno) che attraversa il Cinquecento insieme a 40 capolavori provenienti da Venezia, Berlino, Madrid, Urbino, Bergamo, Firenze, ecc.

L'impatto è sorprendente quando si presenta in tutta la sua potenza e drammaticità il "Martirio di San Lorenzo" del 1547-1559, che apre il percorso espositivo. Un'opera che sembra contenere tutto Tiziano: la teatralità della messa in scena, "la densità cromatica che si fa moto", come scrive il curatore della mostra Giovanni C. F. Villa, l'ardore dei colori vivi in un'atmosfera quasi spettrale colpita da lampi di luce che allontanano qualsiasi riferimento classico. È il Tiziano più maturo che fa ardere sopra una graticola il santo, che mette in primo piano il rosso fuoco delle braci riuscendo a sprigionare dolore, mentre un braccio si protende verso uno squarcio di cielo aperto.

È il Tiziano rivoluzionario, che rinnovò la tipologia belliniana delle pale d'altare. Come nella sala dedicata alla Crocifissione in cui dominano il "Cristo crocifisso" (1555-57) dell'Escoral di Madrid e la "Crocifissione"(1558) della Chiesa di San Domenico ad Ancona. Il maestro inizia a esplorare il mondo dell'ombra, allontanandosi dai quadri rassicuranti dei primi anni (1510-20), in cui è chiaro il contatto con Giovanni Bellini e Giorgione. Successivamente gli scenari diventano notturni e la riflessione si sposta sul dolore, in sintonia con Michelangelo. Anche l'"Annunciazione" del 1535, realizzata per la Scuola veneziana di San Rocco, è ben lontana da quella del 1563-65 per la Chiesa di San Salvador a Venezia. La prima è idilliaca, l'Arcangelo Gabriele si presenta con i calzari di Mercurio, in un volo rassicurante, colpito da una luce divina, nella seconda gli stessi angeli del cielo si avvicinano a una visione del reale che trascende il divino, mentre il colore si "liquefa" portando con sé tutta l'angoscia del mondo terreno. Fu considerata un'opera troppo sperimentale.

Al secondo piano si ammira il Tiziano ritrattista adorato dalle corti di tutta Europa, dagli Este, ai Della Rovere, dall'imperatore Carlo V, al figlio Filippo II. Fu proprio Carlo V ad esserne il primo ammiratore, quando vide il "Ritratto di Paolo III senza camauro" (1543) si complimentò con il pittore "per il miracolo fatto con il vostro pennello" facendolo apparire "come egli è vivo… e vero". Anche in queste sale si parte dal principio, dal 1510, con le influenze giorgionesche, con i bellissimi "Flora" e "Giuditta" dai volti di porcellana e dal candore angelico. Tiziano donava l'immortalità a chi si faceva ritrarre, dicevamo, ed era capace di diversi registri espressivi, passava da Carlo V con il suo cane, al Duca di Urbino con tanto di armatura, dalla fragilità del fanciullo Ranuccio Farnese allo sconosciuto "Uomo col guanto" (1524-25). Ma non dimenticate di soffermarvi all'angolo dedicato alla sensuale "Danae" (1944-45) che il monsignor Della Casa preannunciò al cardinal nipote Alessandro Farnese così: Si tratta di una "nuda che faria venir il diavolo addosso al cardinal San Silvestro".

Tiziano
Scuderie del Quirinale, Roma
5 marzo – 16 giugno
Curatore: Giovanni C. F. Villa

www.scuderiequirinale.it

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