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Questo articolo è stato pubblicato il 08 marzo 2013 alle ore 13:16.

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Un'immersione nelle "bizzarrie cubiche", come le definì senza lodi un critico d'arte nel lontano 1908. Quello scomporre le figure, quello scardinamento del linguaggio visivo in un forma rivoluzionaria che non era altro che un grido di libertà compositiva che seguiva "ciò che avevamo dentro", dichiarò Picasso, divenne il movimento simultaneo, dinamico e internazionale che tutti abbiamo imparato a conoscere. Per alcuni rappresentò una così forte rottura con il passato da essere paragonato alla rivoluzione del Rinascimento intrapresa da Masaccio e Donatello.

Ai cubisti e al cubismo in senso lato, ovvero al fenomeno che influenzò praticamente tutte le arti a qualsiasi latitudine (dal cinema al teatro, dalla poesia al design, dall'architettura alla musica, alla moda) è dedicata la mostra "Cubisti Cubismo" allestita al Complesso del Vittoriano di Roma dall'8 marzo al 23 giugno. Un viaggio tra gli oli, le acqueforti e i disegni dei più importanti rappresentati del movimento d'avanguardia, da Picasso, che diede il là alla trasformazione della sintassi e della grammatica pittorica con il dipinto "Les demoiselles d'Avignone", a Braque, a Léger, a Picabia, le colonne su cui si appoggia l'intera esposizione.

Il salone centrale del Museo è costellato di "bizzarrie cubiche", dai bellissimi "Nudo" (1909) e "Chitarra e violino" (1912-13) di Picasso, provenienti dall'Ermitage di San Pietroburgo, al famoso "Il violinista" (1912) di Braque, a "L'autista negro" (1919) di Léger, amante del cinema. Ma si fanno notare anche le nature morte del nostro Gino Severini e del messicano Diego Rivera, i paesaggi di Jean Marchard, la visione fumosa e frenetica di New York di Max Weber e i ritratti scomposti di Jean Metzinger e Albert Gleizes. Con "Donna accovacciata" (1958) di Picasso termina la sezione curata da Charlotte N. Eyerman e inizia quella di Simonetta Lux, in cui il cubismo figurativo si insinua nelle pieghe delle arti applicate.

Ecco la sezione dedicata alla poesia dove viene esposto "Calligrammes. Poèmes de la paix et de la guerre" di Apollinaire, un'opera poetica e visiva in cui la disposizione grafica delle parole crea sulle pagine immagini che fanno riferimento al testo. I suoi versi furono anche un punto di riferimento per alcuni musicisti come Francis Poulac. Anche Stravinskij fu influenzato dai cubisti, per il suo "Pulcinella" Picasso realizzò scenografie. E Picasso si avvicinò al teatro anche con il balletto "Parade" del 1917 per cui disegnò i costumi. Si riconoscono i "bizzarri" "Cavallo" e "Manager di New York", ovviamente di stampo cubista. Anche Léger si avventura nel teatro e nel mondo del cinema. Ai cubisti piaceva in particolar modo Charlie Chaplin. Infine ci sono gli abiti e i tessuti simultanei e dinamici di Sonia Delauny, grazie alla quale si dilegua il confine tra arte e vita.

Cubisti Cubismo
Complesso del Vittoriano, Roma
Dall'8 marzo al 23 giugno
Curatori: Charlotte N. Eyerman, Simonetta Lux
www.comunicareorganizzando.it

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