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Questo articolo è stato pubblicato il 14 aprile 2013 alle ore 17:13.

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Goldoni considerava Il ventaglio una grande commedia, purchè messsa in scena da "una grande compagnia" che sappia lavorare con spirito d'equipe. Ed ecco un bell'ensemble di giovani attori che hanno talento da vendere, capaci come sono di trascinarci - grazie alla direzione e alla creatività del loro regista, il quarantenne Damiano Michieletto - dentro quel meccanismo ad orologeria col quale il veneziano costruì la commedia.

Una messinscena strabordante di idee e invenzioni a getto continuo. A partire dall'astuto e malizioso Cupido. Onnipresente e con tanto di alucce, come il Puck invisibile della "Tempesta" scespiriana, tesse, divertendosi e provocando fino a generare una follia contagiosa, le trame amorose annotandole, e facendole annotare con dei pennarelli dai diversi personaggi, nella grande lavagna bianca che campeggia sullo sfondo dove risalta, fluorescente, la scritta Amore. Ed è sulle note della canzone di Amy Winehouse – "Cupido, tendi il tuo arco e lascia scoccare la tua freccia dritta al cuore della mia amata" -, che si apre lo spettacolo, con tutti i protagonisti, dal look giovanile e coloratissimo, che entrano ballando allegramente e presentandosi ciascuno con un oggetto in mano.

L'attualizzazione operata dal regista (che vanta soprattutto esperienze registiche nell'opera lirica), non è gratuita né scontata in quanto, pur liberandola dalla polvere degli orpelli di ciprie e parrucche, di nobili oziosi e plebei, merciai e artigiani, ha mantenuto la lingua classica. Così, le gustose parole settecentesche messe in bocca a questi giovani d'oggi creano un effetto dirompente, rigoroso e pirotecnico allo stesso tempo. Una fila di sedie di plastica spostate a vista determina gli spazi e gli ambienti degli intrecci e del crescendo di equivoci amorosi. Che, sappiamo, ruotano attorno all'innocuo e innocente accessorio del titolo. Qui, il ventaglio in questione è un piccolo ventilatore tascabile a pile. Simbolo di frivolezza femminile che ingenuamente o maliziosamente passa per molte mani, il ventaglio diventa di volta in volta in chi lo trattiene, lo nasconde o lo usa, strumento di potere, di seduzione, o di bruto interesse venale. Cadutogli dal balcone a Giacinta e rottosi, è preso da Evaristo, timido corteggiatore della bella, il quale provvede di acquistarne un altro per regalarlo alla sua amata. Volendo però eludere gli occhi vigili della severa zia di costei, lo affida a una popolana affinché glielo consegni.

Questa però non riesce a portare a termine l'operazione rimanendo, nel frattempo, invischiata nella gelosia del suo innamorato il quale, apprendendo che Evaristo è stato visto affidarle l'oggetto, interpreta a suo modo il fatto. Da qui lo scatenarsi d'innumerevoli equivoci e peregrinazioni del ventaglio con conseguenti malintesi, sospetti, invidie e turbamenti, facendo registrare gli umori di un'intera comunità che, alla fine della "folle giornata", col ventaglio che ritorna nelle mani di Candida, si acquieterà col ristabilimento delle passioni. Frizzante, cinetica, con i protagonisti qui diventati pizzaioli, tennisti, baristi, arrampicatori sociali, sempre animati da una frenesia motoria, la messinscena introduce momenti di quiete facendo raccontare al microfono ad alcuni dei protagonisti brevi episodi personali di fallimenti amorosi. Un'intrusione "metateatrale" che non nuoce allo spettacolo la cui forza, dicevamo, sta nella grande coralità e fisicità della recitazione, dove tutti sono nella parte, soprattutto, e va menzionata, la spumeggiante serva Giannina di Silvia Paoli, colei che inconsapevolmente muove le situazioni.

"Il ventaglio"di Carlo Goldoni,
regia Damiano Michieletto, scene Paolo Fantin, costumi Carla Teti, disegno luci Alessandro Carletti con Alessandro Albertin, Daniele Bonaiuti, Katiuscia Bonato, Giulia Briata, Nicola Ciaffoni, Emanuele Fortunati, Matteo Fresch, Gian Marco Maffei, Manuela Massimi, Giuseppe Nitti, Silvia Paoli, Pierdomenico Simone. Produzione Teatro Stabile del Veneto, Teatri e Umanesimo Latino SpA. A Milano, Teatro dell'Elfo, fino al 14 aprile.
www.elfo.org

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