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Questo articolo è stato pubblicato il 16 giugno 2013 alle ore 08:35.

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Dopo aver avuto notizia delle idee radicali contenute nel Difensore della pace di Marsilio da Padova (ca. 1275/90 -1343), papa Giovanni XXII da Avignone ne bolla l'autore come il peggior eretico del suo tempo. Marsilio è però al sicuro, ha già lasciato Parigi – e quindi abbandonato la sua carriera accademica – e ha raggiunto la corte dell'imperatore Ludovico di Baviera. Anzi è già suo consigliere politico e marcia al suo fianco verso Roma.
Il filosofo e medico Marsilio da Padova diventa subito simbolo di contestazione radicale dell'ideologia papale. La curia pontificia individua nel suo libro 240 pestiferi errori, per lo più riguardanti l'autorità politica della chiesa di Roma. Per Marsilio la chiesa ha deviato nel tempo dal messaggio originario del cristianesimo, ha costruito un sistema di autorità, ha sovrapposto ai testi sacri un reticolo di interpretazioni, di decreti, di leggi, di metodi di lettura dei testi che hanno avuto come esito la nascita di una vera e propria ideologia papale che ha trasformato il volto della chiesa, mettendola in pericolo e minacciando costantemente anche la stabilità di città, regni, impero. Difendere la pace dall'ideologia papale è allora anche difendere la chiesa.
Non sorprende dunque che l'immagine di un Marsilio ribelle della chiesa sia rimasta nei secoli successivi e le sue idee siano state tanto seducenti per riformatori e pensatori politici, fino a sembrare davvero anticipatrici di temi politici moderni, con quella forma ficcante e perentoria che altri classici del suo tempo non hanno. Il suo Difensore della pace attirerà fatalmente l'interesse dei nemici dell'ideologia papale in tutte le epoche: Hussiti, Protestanti, Anglicani, Gallicani, fino addirittura a un certo anticlericalismo italiano ottocentesco.
Ma di Marsilio stupisce in primo luogo la sua capacità di comprendere filosoficamente alcune nuove dinamiche del suo tempo e anche la sua volontà di partecipare attivamente alle vicende politiche di quegli anni, così capaci di mobilitare e appassionare. Del resto Marsilio termina la sua opera maggiore nel 1324, proprio quando la lotta tra papa Giovanni XXII e Ludovico di Baviera si fa più intensa e decisiva. Il papa non riconosce infatti la legittimità dell'imperatore, con il pretesto che il bavarese non è stato votato all'unanimità dai sette grandi elettori, ma ha il chiaro intento di sostituire il proprio sistema di influenza sulle città dell'Italia del Nord e sulla Penisola al blocco di potere imperiale. Giovanni scomunica Ludovico e tutti i signori italiani a lui alleati, e da parte sua l'imperatore dichiara eretico il papa, ricorrendo a ogni mezzo, intellettuale e militare, per resistere e attaccare. Successivamente, nel 1328, Ludovico nomina un antipapa e si fa incoronare imperatore dal "popolo romano", forse proprio seguendo alcune suggestioni giuridiche del libro di Marsilio.
Ma l'attacco all'ideologia papale non è che uno dei temi marsiliani. Se oggi figura in ogni manuale di storia della filosofia politica come uno dei pensatori più innovativi dell'epoca premoderna e se è oggetto di un costante interesse da parte degli studiosi in tutto il mondo è anche perché ha compreso i fenomeni politici dell'Italia del Trecento restituendoli come compiuta riflessione filosofica, costruendo nozioni politiche che aprono una fase nuova del pensiero occidentale.
La nozione marsiliana di «legislatore umano» è un ottimo esempio. Marsilio medita i testi politici aristotelici, ciceroniani, patristici, ma considera a fondo anche le caratteristiche antropologiche, psicologiche e naturali degli uomini: l'associazione tra gli uomini, la politica, è una necessità profonda e naturale, anche se sempre sottoposta al rischio di disgregazione e regressione, è una necessità per la comune difesa e sostentamento, ma anche per l'ottenimento di una vita piena e adeguata e per una comune responsabilità. E il legislatore per Marsilio coincide direttamente con «la totalità dei cittadini di una certa comunità», con il popolo. Il potere legislativo è la base, il principio e la nozione chiave di ogni comunità politica. La novità e l'importanza dell'idea hanno fatto pensare a molti studiosi a un Marsilio esponente precoce del "repubblicanesimo", addirittura anticipatore di nozioni "democratiche", ispirate alle forme di autogoverno dei comuni dell'Italia del Nord. Una tradizione contraria fa invece di Marsilio il fautore di un programma di restaurazione della grandezza dell'impero e della sua autorità. Questo perché Marsilio enfatizza anche il ruolo esecutivo e pacificatore dell'imperatore "romano" medievale, al quale vengono attribuite alcune funzioni "universali", sottratte alla chiesa di Roma. Marsilio costruisce inoltre una nuova e coraggiosa ecclesiologia politica, in cui il potere universale nella chiesa non è più attribuito al papa, ma al concilio generale, vera sede di un'autorità che non fallisce, perché controllata dalla generalità delle comunità umane e dei suoi rappresentanti.
Il libro Marsilio da Padova di Gianluca Briguglia mostra bene la ricchezza del percorso concettuale e filosofico di Marsilio e fornisce nuove chiavi di lettura e di accesso al suo pensiero. La sfida di questa nuova introduzione è chiara: determinare la prospettiva teorica di Marsilio, tenendo presente la concretezza del contesto concettuale e storico in cui operava e considerare le differenti opzioni storiografiche e interpretative dando una propria particolare lettura.

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