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Questo articolo è stato pubblicato il 11 settembre 2013 alle ore 18:40.

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Ecco perché un imprenditore dovrebbe oggi leggere il Robinson Crusoe di Daniel Defoe

E subito riprese, dopo il naufragio, dando il meglio di sé. Così fece Robinson Crusoe. Il famoso romanzo di Daniel Defoe è una grande metafora della lotta che stanno ingaggiando in questi ultimi mesi moltissimi imprenditori italiani. Robinson Crusoe è il libro di chi è riuscito a sopravvivere o di chi ha ancora le forze per lottare ed è lì, nel pieno del combattimento.

E', però, anche il libro di chi è stato sconfitto, di chi ha perso la sua battaglia nella competizione, perché incoraggia e aiuta a capire dove ritrovare le forze per ripartire. In fondo, si riparte sempre da se stessi, dal desiderio di costruire, di fare, di realizzarsi, di riscattarsi Ma anche dalla coscienza che c'è, ci deve essere, un destino positivo per la propria vita. E si può ripartire anche da una compagnia, che giunge spesso imprevista nella vita. Come con il selvaggio Venerdì, nella vita di Robinson Crusoe.
La differenza è poca tra gli uni e gli altri, tra chi ce l'ha fatta e chi è stato sopraffatto, perché anche chi ha retto bene ieri e oggi dovrà combattere ancora a lungo per la sopravvivenza. E chi ha perso, chi ha fallito, può ricominciare. Un libro, allora, che dà coraggio a chi, come un pugile, ha dovuto imparare a tenere alta la guardia e ad attaccare. E a chi, dopo aver subito il knock-out, sente il bisogno di tornare presto in palestra per preparare il nuovo match.

Nel quarto capitolo di Robinson Crusoe, infatti, l'autore fa dire così al protagonista: "Non sarebbe servito a nulla stare a sedere, aspettando quello che non potevo avere e la necessità mi aguzzò l'ingegno". Robinson è appena scampato alla morte, travolto da onde terribili che hanno ucciso i suoi compagni di navigazione. Lui solo si salva, l'euforia lo ha sopraffatto, ma qualche istante dopo, è già al lavoro. E' la descrizione di quanto è oggi sotto i nostri occhi: da una parte, tante imprese travolte dalle onde altissime della competizione e della recessione, abbattute dalla violenza dell'impatto della crisi; dall'altra, tante altre, che, come Crusoe, con una voglia di vivere incredibile, ma anche con il favore di un destino buono, hanno retto l'urto e hanno ripreso, subito, il viaggio. Come Robinson, stanno puntano su sé stessi e sulle proprie cognizioni, facendosi anche quelle che non hanno, e in questo lavoro stanno dando il meglio di sé. Anzi, verrebbe da dire, hanno dato il meglio di sé proprio perché hanno vissuto l'esperienza del naufragio.

Per capire la storia del protagonista del romanzo - che Defoe fa vivere su un'isola deserta, da solo, per 25 anni, e per altri tre in compagnia di un'unica persona, il "selvaggio" Venerdì - bisogna fare lo sforzo immaginativo di trovarsi scaraventati dal mare sulla spiaggia di un'isola deserta e sconosciuta e lì rimanervi. E capire di dover ricominciare tutto da zero. E' sicuramente difficile entrare nei panni dell'esistenza di Robinson per noi che siamo stati liberati da certe fatiche basilari per la sopravvivenza, ma la parola fatica, tante volte pronunciata da Robinson Crusoe e tante volte descritta da Defoe con immagini cariche di dettagli, è quella più pronunciata oggi dagli imprenditori, da quelli di successo a quanti, piccoli, sono impegnati a mantenere in navigazione la loro più o meno piccola barchetta.

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