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Questo articolo è stato pubblicato il 11 ottobre 2013 alle ore 17:22.
L'ultima modifica è del 13 ottobre 2013 alle ore 13:17.

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Inadeguatezza. E' la sensazione che provano molte donne allevate in un universo di chiffon rosa abitato da bambole anoressiche, bionde e perfette. Un modello esaltante e allo stesso tempo un confronto avvilente in cui tutte siamo inesorabilmente transitate. Alessandra Faiella sceglie il totem Barbie per ridare attualità a questo disagio, infila i suoi spilloni nel fantoccetto rosa, usando tutta la sua fisicità e strappa gli applausi del suo pubblico.

La bambolina intramontabile (55 primavere), che ha costretto molte bambine a tediosi pomeriggi di sfilate e dolciforni, diventa un pretesto per rispolverare tematiche tristemente attuali, con toni leggeri, esilaranti e spumeggianti. Per molti versi la performance della brava attrice, guidata dalla regia di Milvia Marigliano, non contiene messaggi inediti sull'argomento - almeno per la generazione delle cinquantenni che hanno invaso le piazze negli anni Ottanta - ma la calda risposta del pubblico (sala gremita in un piovoso pomeriggio di domenica in un teatro di periferia) fa pensare che poco sia cambiato da allora e testi sacri come "Dalla parte delle bambine" della Gianini Belotti abbiano bisogno di una sostanziale rispolverata.

Sì perché la top model di plastica, afferma l'attrice comica, continua ad essere il primo modello di donna rispetto al quale cominciamo tutte a sentirci inadeguate, un bel 'vaffa' è dedicato a te e sono i vaffa che aiutano a crescere.

Un invito quindi ad uscire dai canoni estetici per seguire modelli stile Margherita Hack, donna libera "che ci ha insegnato a guardare il cielo e le sue costellazioni".

Fino al 13 ottobre
al Teatro della Cooperativa
via Hermada 8 Milano

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