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Questo articolo è stato pubblicato il 20 ottobre 2013 alle ore 08:58.

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Rabindranath Tagore, poeta, pensatore, drammaturgo, filosofo, finanche pittore e comunque intellettuale a tutto campo, Premio Nobel per la letteratura, incarnò per la prima parte del Novecento e l'ultima dell'Ottocento come nessun altro l'anima dell'India. La «Grande sentinella» (così Gandhi) fu anche un eccellente educatore che inventò un modello originale di scuola e Università diverso da quelli occidentali cui siamo abituati. Proprio il suo rapporto complesso e articolato con l'Occidente è il contenuto di questi due suoi brevi saggi editi da Castelvecchi.
Il primo, Un giudizio, riproduce un articolo del 1925. Tagore ammira e rispetta l'Occidente per la sua scienza e la sua industria, ma teme con forza che questo potere sia al servizio di una profonda ingiustizia internazionale, ingiustizia che si traduce in sfruttamento economico e discriminazione razziale dell'Occidente sul l'Oriente. A questo mito occidentale basato sul successo economico e il dominio militare l'Oriente deve trovare la forza di resistere, svegliandosi dal sonno in cui è immerso e riprendendo la grande tradizione che lo caratterizza. Questi sono i classici temi della saggistica post-coloniale, tuttora dominante nel pensiero politico indiano, che Tagore ha il merito non solo di anticipare ma di trattare con assoluta pacatezza di toni e argomenti. La violenza «involontaria» dell'Occidente fu enfatizzata anche da Toynbee, e rappresenta un leit-motiv di tutte le resistenze anti-occidentali che abbiamo visto alternarsi negli ultimi decenni sulla scena del mondo. Come scrive nel secondo dei due saggi, che segue a una conferenza tenuta a New York nel 1930, presentati nel volume intitolato L'incontro di Oriente e Occidente – per Tagore il recupero della tradizione orientale può giovare anche all'Occidente. Può farlo facendo scemare quella passione per il potere e il danaro che il poeta indiano giudica così ferali per l'umanità. Il messaggero ideale è Gandhi che ha aiutato l'India a ritrovare se stessa ed esercita ancora un profondo fascino sugli occidentali.
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Rabinandrath Tagore, L'anima dell'Occidente. Un giudizio, Castelvecchi, Roma, pagg. 48, € 6,00

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