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Questo articolo è stato pubblicato il 08 novembre 2013 alle ore 18:23.

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Laura Morante con Gigio AlbertiLaura Morante con Gigio Alberti

Gioco al massacro in un interno per le anime sperdute di "The Country". Un granaio di campagna, rivisitato dal gusto borghese, è il buon retiro di una coppia matura alle prese con i diabolici meccanismi della convivenza, un nucleo parentale intossicato dove il confine tra violenza e amore si fa sempre più labile e sconnesso, mostrando impietosamente l'essere fuori squadra e la solitudine che li attanaglia, gelando sentimenti, pulsioni, smascherando il disagio di parlarsi senza capirsi mai.

Corinne, la moglie, una cinquantenne bella e animosa, intelligente e volitiva con disarmanti tratti di fremiti e languori, tratteggiata con giusto ritmo e bravura da Laura Morante, che festeggia il suo ritorno sulle tavole del palcoscenico dopo sedici anni di assenza e Richard, il marito, medico dalla vocazione persa, classico fedifrago seriale con la foia quieta dei frustrati, cervellotico e fragile, tossico e soggiogato da impulsi peccaminosi, incarnato da un convincente e cinicamente ironico Gigio Alberti, sono i protagonisti di questo efferato dramma da camera, scaturito dalla caustica penna del drammaturgo inglese Martin Crimp. Fin qui tutto è alla luce del giorno. Sarà un evento inatteso a sparigliare il castelletto di carte, già pericolante, della monotonia coniugale quando Richard rientra a casa con Rebecca, una ragazza a suo dire, trovata svenuta sul ciglio di un sentiero. Corinne intuisce subito che la giovane sconosciuta non è estranea al maritino.

La raffinata e ben orchestrata regia di Roberto Andò s'impenna incombente, tinge di noir i contorni, agghiaccia e sorprende. Misteri, ambiguità, menzogne, intuizioni, dissapori, continui match verbali, bussano alla porta del presente, chiedono di scardinare il finto quieto vivere della campagna. La comunicazione frammentaria e spezzata del testo passa per vie impervie, attraversa metafore, vuoti, abissi, lamentazioni minacciose, l'apparentemente piattume scompare, per lasciar posto al terremoto emozionale provocato da Rebecca, ben schizzata da un irruente Stefania Ugomari Di Blas. I frammenti di spasmi dolorosi si spargono in ordine confuso, finché Rebecca esce senza lasciare tracce dalla scena. L'epilogo ci coglie alla sprovvista. E' il compleanno di Corinne, il suo cuore è divorato, Richard le regala un paio di sbrilluccicanti sandali da sera, i due procedono a tentoni, marionette immerse nella loro privatissima tragicommedia dell'esistere, ballando la dolente danza di chi cerca l'amore e la felicità senza averne l'attitudine.

" The country" di Martin Crimp traduzione di Alessandra Serra. Regia di Roberto Andò. Scene e luci di Roberto Carluccio. Costumi di Angela Cannizzaro. Produzione Teatro Stabile dell'Umbria Fondazione Brunello Cucinelli. In scena fino al 17 novembre Piccolo Teatro Grassi- Milano.
20/novembre Teatro Persiani –Recanati- 22/24 novembre Teatro della Tosse- Genova- 28/1 dicembre Arena del Sole- Bologna- 6/8 dicembre Teatro Rossetti- Perugia- 12/15 dicembre Teatro Goldoni- Venezia

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