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Questo articolo è stato pubblicato il 18 novembre 2013 alle ore 12:05.
L'ultima modifica è del 18 novembre 2013 alle ore 13:23.

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«Evan Gorga. Il collezionista» è la più curiosa, impossibile, stravagante e intrigante mostra di questo autunno finalmente ricco di offerte culturali che parlano di archeologia. La rassegna è allestita a Roma nei sontuosi ambienti di Palazzo Altemps, alcuni dei quali appena restaurati e che ospitano, per l'occasione, la famosa Diana Boncompagni-Ludovisi, pregevole copia romana di originale greco.

È dunque fra splendide testimonianze dell'arte classica, esempi di quel collezionismo principesco intriso di potere e di cultura di cui la Roma papale resta l'esempio più affascinante, che siamo invitati a esplorare una raccolta archeologica di segno opposto, frutto del collezionismo maniacale ma non per questo, a suo modo, meno geniale, di un collezionista borghese tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo.
Non ci potrebbe essere un confronto più sorprendente.
Evan Gorga, un cantante lirico appassionato di antichità, raccolse, vendette, barattò una quantità incredibile di oggetti e frammenti di ogni genere recuperati da scavi o acquistati da mercanti. Li radunava in serie infinite con un passione in cui sembrava che contasse più la quantità che la qualità, la curiosità che la comprensione storica. Una "vita intera in diecimila pezzi", come dice la deliziosa vignetta, logo della mostra, nella quale un compito signore in marsina cammina su frammenti di antichità.

In realtà, in questa passione per il mondo antico ridotto in frammenti, Gorga non era solo. La sua storia si inserisce in quel fenomeno non privo di fascino che fu il collezionismo antiquario borghese fra '800 e 900, rivolto non alle grandi opere d'arte, ormai inaccessibili, ma a reperti più modesti, forse intesi come testimonianze più a portata di mano delle antichità patrie.
Un letterato anticonformista e bizzarro come Carlo Alberto Pisani Dossi raccolse, ricuperandoli come Gorga dai grandi scavi romani, più di trentamila frammenti di ceramica romana. Aveva una insaziabile passione per l'"archeologia minuta" che contrapponeva all'ufficiale "ammuffita archeologia dei monumenti". Poco più tardi, un antiquario, Giulio Sambon, raccoglieva una strepitosa collezione "solo" di soggetto teatrale, messa insieme da dilettante ma divenuta nel 1913 il nucleo iniziale del Museo teatrale della Scala a Milano.
Anche l'immensa collezione Gorga, dopo trattative lunghissime terminate nel 1950 e fra incredibili complicazioni burocratiche, fu acquistata dallo Stato che la distribuì in varie sedi anche come materiale didattico. L'immane lavoro di inventariazione e di studio del materiale, durato decenni e ancora in corso, è fra gli esempi più positivi dell'attività dei nostri Enti di tutela

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