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Questo articolo è stato pubblicato il 22 novembre 2013 alle ore 15:43.

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Il Surrealismo è stato il grande movimento d'avanguardia per antonomasia. Sviluppatosi in Francia agli inizi degli anni Venti (raggiunse il massimo fulgore fra le due guerre), ed abbracciando tutte le arti; esso celebrava il flusso di "incoscienza", ossia il pensiero libero da qualsivoglia condizionamento e sovrastruttura, dando luogo in questo modo ad un automatismo psichico trasfigurato anche nell'oggetto principalmente di uso quotidiano che si imponeva finalmente come mezzo per poter sovvertire la realtà. Proprio questo è l'aspetto privilegiato dalla mostra parigina del Centre Pompidou, curata da Didier Ottinger il quale, attraverso oltre 200 opere esposte, intende sottolineare l'evoluzione subita da porta bottiglie, manichini, occhiali e quant'altro visti attraverso gli occhi di Marcel Duchamp, Max Ernst, Man Ray, Pablo Picasso, Salvador Dalì fino ad arrivare alla scultura di Mirò. Nelle 12 sale che scandiscono altrettante sezioni in cui è suddiviso il percorso espositivo si assiste all'allestimento delle strane metamorfosi compiute da bambole e manichini reinterpretate nel 1914 da De Chirico (nel celeberrimo quadro intitolato il Profeta) e Duchamp quali soggetti chiave per l'attuazione della teoria freudiana legata ai racconti di Hoffmann espressa nel Manifesto della corrente pubblicato nel 1924, ed ancora Magritte con "Ceci est un morceau de fromage" che altro non è se un quadro che ritrae - sotto una campana- un pezzo di formaggio presumibilmente del Camembert stagionato. Man mano che si procede ci si imbatte negli artisti che attribuiscono all'oggetto -in maniera ancora più netta- una funzione puramente simbolica. Una sala è dedicata interamente ad Alberto Giacometti ai suoi "oggetti-scultorei", egli concedeva la definizione di "modello interiore" per indicarne l'automatismo nella realizzazione. Si prosegue con le Bambole, dall'idea del modello originariamente romantico di Offenbach si passa alla connotazione erotica di Hell Bellmer. Importante risalto è dato all'Exposition Internationale du Surréalisme svoltasi a Parigi nel 1933 durante la quale si sono poste le basi teoretiche dell'immaginario surrealista inerenti la concettualizzazione dell'oggetto marcate da Tristan Tzara nella prefazione del catalogo che accompagnava la mostra. Arrivando alle sezioni finali ci si accosta alla sublimazione dell'oggetto che, confluisce nelle arti figurative di Breton per giungere all'esoterismo ed ai principi della scenografia costruita da Frederick Kiesler.

Centre Pompidou Le Surréalisme et l'Objet
Fino al 3 marzo 2014
A cura di Didier Ottinger

www.centrepompidou.fr

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