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Questo articolo è stato pubblicato il 17 aprile 2014 alle ore 22:07.
L'ultima modifica è del 17 aprile 2014 alle ore 23:28.

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(Epa)(Epa)

Il premio Nobel per la Letteratura, il colombiano Gabriel Garcia Marquez è morto. Lo riferisce la stampa messicana e spagnola. Marquez era stato ricoverato in ospedale il 3 aprile scorso a Città del Messico. L'autore di «Cent'anni di solitudine», romanzo chiave del realismo magico ibero-americano, aveva 87 anni.

Le condizioni di salute di Marquez erano state definite «delicate»: lo aveva detto proprio oggi un medico messicano che nelle ultime ore lo aveva visitato due volte, ricordando «l'età, i problemi avuti ultimamente e le patologie» dello scrittore. Jorge Oseguera - cardiologo della clinica "Salvador Zubiran", dove "Gabo" è stato ricoverato per una settimana fino a qualche giorno fa - ha parlato brevemente con l'emittente colombiana Caracol dopo la sua seconda visita nell'abitazione del premio Nobel a Città del Messico, dove d'altra parte tra ieri e oggi si sono recati numerosi amici dello scrittore e dei suoi familiari.

Nato ad Aracataca, Magdalena, nel 1928, ha mescolato nella sua opera la dimensione reale e quella fantastica, dando impulso allo stile della narrativa latino-americana definito «realismo magico», di cui Cien anos de soledad (1967) rappresenta un manifesto. Nel 1982 ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura.
Pubblicò La hojarasca nel 1955, analisi di un suicidio attraverso il monologo di tre testimoni che portano alla luce vicende e passioni di tutto un paese nel corso di un secolo. Seguirono Nessuno scrive al colonnello (1961), I funerali della Mamà Grande (1962) e La mala ora (1962), romanzo con intenzioni politiche.

La sua opera di maggior successo, Cent'anni di solitudine è del 1967, nella quale, sullo sfondo di un paese leggendario, Macondo, si intrecciano avvenimenti e fantasticherie, eroismi, crudeltà e solitudine. Ma ciò che più conta nel romanzo é la particolare struttura narrativa in cui la metafora e il mito acquistano valore nel quadro di una nuova visione della realtà. Dopo Racconto di un naufrago (1970), il volume di racconti La incredibile e triste storia de la candida Erendira e della sua nonna snaturata (1972) e una raccolta di articoli torna al romanzo con L'autunno del patriarca (1975), in cui rievoca, con il suo personale lirismo mitico e con accentuato surrealismo, la figura tragico-grottesca di un dittatore sudamericano.

La sua produzione, quasi interamente tradotta in italiano, comprende i romanzi Cronaca di una morte annunciata (1982), L'amore ai tempi del colera (1985) e Il generale nel suo labirinto (1989), riflessione sul potere attraverso la narrazione degli ultimi giorni di vita di Simon Bolivar. Del 1992 é, invece, la raccolta di racconti Dodici racconti raminghì, a metà tra realtà e fantasia; Dell'amore e altri demoni (1994) indaga, attraverso la storia di una ragazza internata in un convento in quanto ritenuta indemoniata, sull'ineluttabilità e sull'inspiegabilità del sentimento amoroso.

Ha poi scritto Vivere per raccontarla (2002) e Memoria delle mie puttane tristi (2004), un romanzo che racconta la storia di un vecchio giornalista che, a novant'anni, trascorre una notte con una ragazzina illibata, rimanendone piacevolmente sconvolto al punto da incominciare, quasi, un nuovo percorso di vita. La sua attività pubblicistica è stata parzialmente pubblicata in A ruota libera 1974-1995 (2003). Nel 2012 è stata edita in Italia la raccolta Tutti i racconti, che ricostruisce il percorso letterario dello scrittore a partire dalle prime sperimentazioni giovanili.

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