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Questo articolo è stato pubblicato il 20 maggio 2014 alle ore 17:36.

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Un altro trionfo per i fratelli Dardenne? I due registi belgi hanno sulla Croisette un palmarès invidiabile (due Palme d'oro, un Gran Premio della Giuria e un premio per la miglior sceneggiatura) che puntano ad arricchire quest'anno con la loro ultima fatica, «Deux jours, une nuit», con protagonista Marion Cotillard.

L'attrice interpreta Sandra, dipendente di una piccola azienda che ha un solo weekend a disposizione (i "due giorni e una notte" del titolo originale) per convincere i suoi colleghi a rinunciare a un bonus professionale: solo così potrà mantenere il suo posto di lavoro.
Dopo aver raccontato storie estreme e tragiche (tra i loro film migliori «Rosetta» e «Il figlio»), i due registi puntano su un'altra vicenda immersa nell'attualità della crisi economica, in perfetta continuità con i loro lavori precedenti.

La cinepresa, come d'abitudine nelle loro opere, non si stacca neanche per un istante dai personaggi, che vengono pedinati costantemente dall'obiettivo: «Deux jours, une nuit» non delude, seppur appaia meno incisivo rispetto ai loro lungometraggi più apprezzati.
Intenso e rigoroso, è comunque un film di grande spessore morale, in grado di far riflettere e di emozionare. Buona prova di Marion Cotillard ma l'intero cast è pienamente efficace.
Altra pellicola di cui si sta parlando molto a Cannes è «Tourist» del regista svedese Ruben Östlund. Inserita nella sezione Un Certain Regard, racconta la tipica "settimana bianca" di una famiglia in apparenza perfetta. Un evento imprevisto farà crollare tutte le loro certezze.

Preciso e privo di sbavature dal punto di vista formale, «Tourist» è un'opera curiosa e originale, che riesce a risultare angosciante e sarcastica allo stesso tempo.
L'autore si concentra sulla rappresentazione della vita di coppia, sulle difficoltà e sui compromessi a cui bisogna scendere per poter vivere "serenamente".

In leggero calo verso la conclusione, il film verrà ricordato per una straordinaria sequenza contrassegnata dall'arrivo di una valanga.

Sempre nel gruppo Un Certain Regard ha trovato spazio l'affascinante «Jauja» dell'argentino Lisandro Alonso. Il titolo fa riferimento a una terra mitologica di pace e prosperità: molte spedizioni sono partite per trovarla ma con scarsi risultati. Tutti quelli che hanno provato a raggiungerla, si sono persi nel corso del cammino.

A sei anni di distanza da «Liverpool», Lisandro Alonso torna dietro la macchina da presa per dirigere un film magnetico e suggestivo, seppur imperfetto. La trama si concentra molto presto su un padre (interpretato da un notevole Viggo Mortensen) che, disperato per la perdita della giovane figlia, si mette a cercarla in mezzo a una terra desolata e inospitale.
Inizialmente ostico, «Jauja» cresce alla distanza fino a una conclusione sorprendente in cui è impossibile staccare gli occhi dallo schermo.

Infine, una menzione per «Coming Home» del maestro cinese Zhang Yimou, presentato fuori concorso. La trama ruota attorno a una coppia devota, Lu e Feng, costretta a separarsi quando l'uomo viene arrestato e mandato in un campo di lavoro come prigioniero politico. Rilasciato durante gli ultimi giorni della Rivoluzione Culturale, torna a casa e scopre che la sua amata moglie soffre di amnesia e ricorda pochissimo del suo passato.

Zhang Yimou ripropone il genere che l'ha fatto grande con «Ju dou» e «Lanterne rosse» nella prima metà degli anni ‘90: il melò. Abbandonata molto presto una riflessione sul periodo storico e politico di riferimento, la pellicola si trasforma in un dramma struggente dall'impianto piuttosto tradizionale. Se la sceneggiatura abbonda di cliché, il regista riesce a nascondere buona parte dei difetti grazie a un'attenta cura visiva e a una colonna sonora efficace.

Nella parte della protagonista, Gong Li torna nuovamente a lavorare con l'autore che l'ha lanciata, poco più che ventenne, in «Sorgo rosso» del 1987.

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