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Questo articolo è stato pubblicato il 25 settembre 2014 alle ore 12:39.
L'ultima modifica è del 26 settembre 2014 alle ore 17:24.

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Un grande evento per ogni cinefilo che si rispetti: nelle sale italiane torna «I 400 colpi», opera prima di François Truffaut e tra i lungometraggi più importanti della storia del cinema francese.
Il capolavoro del 1959, che verrà proiettato in versione restaurata, è l'appuntamento più significativo di un weekend ricco di nuove uscite.

La sorpresa della settimana è «Party Girl», pellicola transalpina firmata da tre esordienti: Marie Amachoukeli, Claire Burger e Samuel Theis.
Protagonista è Angélique, una donna sessantenne che lavora in un night club e ama ancora la vita notturna. Un giorno, però, il suo cliente più affezionato le chiederà di sposarlo mettendo in crisi tutte le sue certezze.

Grazie a uno stile semi-documentaristico, i tre (neo)registi hanno reso ancor più credibile una storia che prende direttamente spunto dalla vita reale di Angélique Litzenburger, attrice non professionista che interpreta se stessa (e lo stesso vale per buona parte del cast).

Nel ritrarre una donna che ha vissuto ai margini della società, gli autori hanno costruito un quadro d'insieme funzionale e incisivo, che cresce alla distanza risultando sempre più coinvolgente con il passare dei minuti.

I classici limiti dell'opera prima sono stemperati da una messinscena rigorosa che segue costantemente la protagonista, riuscendo a coglierne tutte le sfumature psicologiche. Vincitore della Caméra d'or (miglior film d'esordio) all'ultimo Festival di Cannes.
Un progetto curioso e interessante è anche «Posh», diretto dalla regista danese Lone Scherfig.

Un gruppo di studenti, ricchi e viziati, viene ammesso al Riot, uno dei club più prestigiosi dell'Università di Oxford (fondato nel lontano 1776), ma un grave incidente rischierà di rovinare la loro reputazione.
Tratto da una popolare pièce teatrale, «Posh» parte come una semplice commedia, con una prima parte piuttosto innocua, prima di trasformarsi in qualcosa di decisamente più cinico e sadico nella cena che racchiude tutto il fascino della pellicola.
Destinato a dividere e a far discutere, è un lungometraggio diretto con cura e ricco di spunti originali: non mancano i momenti fiacchi e troppo ridondanti, ma i guizzi sono ben assestati e il risultato complessivo è più che soddisfacente.

Esiti ben diversi sono quelli di «Lucy» di Luc Besson con Scarlett Johansson.
L'attrice interpreta Lucy, una ragazza costretta a prestarsi come corriere per il traffico di droga che, in seguito a un incidente, assumerà involontariamente una nuova sostanza che la trasformerà in una temibile macchina da guerra.
Perennemente indeciso su quale registro adottare, se quello dell'action movie o quello del thriller paranormale e fantascientifico, Besson tocca uno dei punti più bassi della sua intera carriera.

Se il ritmo è discreto, i difetti più evidenti risiedono in una sceneggiatura debole e in effetti speciali inadeguati. Un cast complessivamente in pessima forma fa il resto.
Infine, una menzione negativa anche per «Pasolini» di Abel Ferrara, presentato in concorso all'ultima Mostra di Venezia.
La narrazione dell'ultimo giorno di vita del grande scrittore e regista bolognese, nelle mani di Ferrara risulta poco suggestiva e ancor meno coinvolgente.
Tra sequenze di cattivo gusto e momenti di stanca, «Pasolini» è un prodotto didascalico che non convince nemmeno nella rappresentazione (ipotetica e onirica) di «Porno-Teo-Kolossal», il film che Pasolini aveva in mente di realizzare prima di morire.
Si salva soltanto Willem Dafoe, straordinariamente somigliante all'autore di «Accattone» e «Mamma Roma».

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