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Questo articolo è stato pubblicato il 26 ottobre 2014 alle ore 08:15.

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C'è un'espressione di Papa Francesco, entrata nel linguaggio comune, che disegna con forza un orizzonte di sensibilità per tutti, credenti e non credenti. È l'invito ad andare verso «le periferie del mondo, non solo geografiche ma anche esistenziali». L'idea di «periferia» e la condivisione delle «periferie esistenziali» riassumono l'opera di padre Eligio, francescano del convento di Sant'Angelo a Milano e fondatore nel 1964 di "Telefono Amico". Nel 1961 aveva promosso "Mondo X", una proposta per riportare l'attenzione sulla persona, un modo per riavvicinare i milanesi alla chiesa. Nacque una comunità che troverà però il punto di svolta e la sua missione nel 1967, accogliendo i giovani tossicodipendenti, allora fenomeno emergente con i morti d'eroina per strada e nei giardini pubblici dove le mamme non portavano più i figli a giocare per le siringhe sparse ovunque. Padre Eligio offre «ai drogati una comunità di vita come luogo benedetto per il cuore della propria devastata esistenza».
Padre Eligio da Bisentrate, al secolo Angiolino Gelmini, classe 1931, oggi a 83 anni compiuti guarda con gratitudine e stupore la storia che ha vissuto in un'Italia in profonda trasformazione dove la postmodernità ha, man mano, mostrato i suoi volti estremi: solitudine, emarginazione, depressione, violenza. Chi si è trovato nel vortice della droga, incontrando "Telefono Amico" e "Mondo X", ha potuto ricuperare fiducia e speranza grazie a padre Eligio che le cronache degli anni Sessanta e Settanta presentavano come il «Frate by night», «Fratel dribbling», «Padre d'assalto», sempre a San Siro quando giocava il Milan di Nereo Rocco e di Gianni Rivera. Il frate con Rayban e stivaletti dei Beatles, il capellone dai morbidi boccoli, l'anticonformista curava le anime dei giocatori in qualità di cappellano. Lo ha fatto per dieci anni e Rivera, l'Abatino com'era apostrofato da Gianni Brera, ha confidato: «Incontrai padre Eligio a una iniziativa in cui si parlava di giovani. Scoprii un mondo del tutto diverso da quello dorato in cui vivevo e io me ne innamorai subito. Da allora, appena posso, vado a trovare i ragazzi di Mondo X».
La prima grande intuizione sociale di padre Eligio è il "Telefono Amico", un centro di ascolto aperto giorno e notte alla disperazione umana. Una realtà fondata sul volontariato in diretta con le «periferie esistenziali». Telefonano da tutto il mondo e per ciascuno c'è donazione di affetto, di conforto, c'è speranza. Il telefono diventa, per la prima volta, strumento indispensabile per l'incontro del bisogno. E nel 1967 arriva la prima telefonata che spalanca al problema della droga da cui nasceranno le "comunità di riconciliazione". La Casa francescana donerà a padre Eligio diversi conventi per trasformarli in spazi di rigenerazione. «Non sarò un figlio quieto – ha confessato il frate, autore di Le vacche di padre Eligio (Vallecchi 1975) – ma la libertà da ogni cosa e l'amore all'Uomo hanno dato pace al mio cuore e passione alla mia vita».
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