Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 30 novembre 2014 alle ore 08:15.

My24

Cosa molto rara già allora, per non parlare di adesso, la mia conoscenza del filosofo piemontese Piero Martinetti iniziò embrionalmente nel Liceo. Eravamo attorno agli inizi degli anni 60 e il mio professore di filosofia, un ecclesiastico che poi sarebbe divenuto docente universitario a Verona, fece emergere tra i pensatori italiani del Novecento anche questo personaggio, uno dei pochissimi cattedratici che nel 1931 rifiutò il giuramento di fedeltà al regime fascista e così fu privato dell'insegnamento. Fu in quell'occasione che sentii citare proprio il suo imponente saggio Gesù Cristo e il cristianesimo che solo ora ho potuto finalmente leggere nella raffinata edizione critica curata da Luca Natali (si pensi che il manoscritto si compone di ben 1.038 fogli a cui se ne devono aggiungere 110 di note).
Apparso per la prima volta a Milano nel 1934, il saggio procede in modo molto limpido e organico. Dalle coordinate storiche ebraiche entro le quali Gesù appare e dall'analisi delle fonti evangeliche e apocrife si fa emergere la figura del protagonista nella sua biografia fondamentale e soprattutto nel suo messaggio (regno dei cieli, messianismo, la legge, la carità, l'universalismo), con l'approdo terminale alla morte e risurrezione. Sono subito evidenti due caratteristiche. Innanzitutto il Gesù martinettiano è un personaggio storico di grande rilievo sul quale è stato imposto, a partire da san Paolo, il manto dorato della divinità, con tutti i paramenti cristologici che la Chiesa si premurò ben presto di approntare.
In questa luce si comprende come l'obiettivo dello studioso scarti ogni componente di taglio trascendente, a partire dall'attività taumaturgica fino alla risurrezione che «solo una mentalità infantile può considerare come la prova della sublimità e verità di una dottrina o della divinità d'un uomo». L'accento cade, invece, soprattutto sul messaggio di Gesù e sulla sua reale figura che incarnerebbe, agli occhi del filosofo di Pont Canavese (là era nato nel 1872), un messianismo escatologico-apocalittico non politico ma solo religioso, dotato di un'etica positiva e gioiosa che ha il suo cuore nell'amore per Dio e per il prossimo. Viene, così, rigettata la tesi della morte di Cristo come sacrificio espiatorio per i peccati dell'umanità, «un dogma della barbara teologia (secondo Martinetti di matrice ellenistico-paolina) secondo cui solo il sacrificio ha virtù espiatrice».
L'altra caratteristica del saggio è nella seconda componente del titolo, che rimanda al cristianesimo, cioè al fiume sgorgato dalla sorgente che è il Gesù storico, maestro morale di autentica spiritualità. Il corso di quel fiume, oltre a essersi enormemente allargato, ha intrapreso un percorso sinusoidale complesso verso il quale affluiscono vari affluenti: dalla tipologia cristiana giudaica a quella ellenistica, dalla genialità creatrice di Paolo ai contrasti e ai contatti con la società pagana con esiti talvolta sincretistici, fino all'estuario del cristianesimo costantiniano. Da questa analisi, spesso impietosa (ad esempio l'ermeneutica martinettiana dei Padri della Chiesa è sbrigativa e superficiale), si riesce a intuire in filigrana il sogno di questo pensatore: «La vera chiesa è la chiesa invisibile di tutti gli spiriti che hanno continuato e propagato la sapienza di Gesù Cristo: che non è né nella gerarchia delle chiese, né nei vaniloqui dei teologi, ma è dappertutto dov'è la croce: ossia dov'è la mansuetudine, l'umiltà della vita, la persecuzione, il martirio».
È evidente la coincidenza di questa concezione con analoghe intuizioni come quelle di Tolstoj e di Kant per cui – per usare ancora le parole del nostro autore – «la religione vive nelle anime, non nel mondo». Leggendo queste pagine, che sono accompagnate da una perfetta guida introduttoria di uno dei nostri maggiori studiosi del fenomeno religioso, Giovanni Filoramo, l'esegeta, il teologo e lo storico del cristianesimo hanno più di un sussulto a causa dell'attrezzatura critica semplificata e datata usata da Martinetti (si veda, ad esempio, il capitoletto sulla "storicità dei vangeli") e dalla tesi adottata come uno stampo in cui far tutto confluire. Tuttavia, l'indubbia passione dell'autore e il valore spirituale e filosofico che viene assegnato a Gesù attestano la consistenza e la permanenza di un filone "laico" che ha trovato nel maestro di Nazaret un referente culturale e spirituale capitale.
È ciò che esprimeva in modo più simbolico uno scrittore anteriore di qualche decennio e di analoga sensibilità religiosa, Alfredo Oriani: «Creduli o increduli, nessuno sa sottrarsi all'incanto di quella figura, nessun dolore ha rinunciato sinceramente al fascino della sua promessa». Ebbene, proprio in coincidenza col testo di Martinetti, in libreria è apparso un altro saggio sintetico globale su Gesù di Nazaret. Cosa volle - Chi fu. Siamo, però, all'antipodo dello spettro della ricerca: qui è in azione un docente di esegesi della prestigiosa università di Tubinga, Gerhard Lohfink che s'interroga, con l'ausilio della strumentazione storico-critica che si è enormemente accumulata in questi ultimi decenni, su una figura per molti versi sorprendente e fin sconcertante. Gesù, infatti, ha attraversato un arco storico documentabile brevissimo (al massimo un anno e mezzo), eppure ha lasciato dietro di sé una scia che è tutt'oggi fiammeggiante e che lo stesso Martinetti conferma.
Lohfink, in un dettato spoglio da quegli accademismi che pure ha praticato, conduce però la sua analisi verso una meta antitetica rispetto a quella di Martinetti. Stando nell'alveo storico – più largo di quello piuttosto positivistico praticato dal filosofo, ma come ormai è d'uso nella sede storiografica attuale – l'esegeta riesce a gettare un ponte sopra l'abisso che dividerebbe Gesù da Cristo, e quindi la storia dalla teologia, un ponte che unisce ciò che Gesù "fu" e ciò che Cristo "volle". Si tratta della categoria "regno di Dio" che spiega la persona e l'azione di Gesù Cristo, ne alimenta il messaggio e ne genera la forza prorompente che trascende i confini della mera storicità. Un testo molto suggestivo che idealmente sembra rispondere con altro esito alla domanda di base di Martinetti: la Chiesa ha divinizzato Gesù oppure ha semplicemente interpretato nel modo giusto il suo mistero?

Commenta la notizia

Ultimi di sezione

Shopping24

Dai nostri archivi