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Emoziona «Turner», delude «Unbroken» di Angelina Jolie

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CINEMA

Emoziona «Turner», delude «Unbroken» di Angelina Jolie

Nella foto Timothy Spall , protagonista di “Turner”, di Mike Leigh
Nella foto Timothy Spall , protagonista di “Turner”, di Mike Leigh

Il genere biopic è ancora protagonista nelle nostre sale: dopo «The Imitation Game», incentrato sulla vita di Alan Turing, e «La teoria del tutto», dedicato al genio di Stephen Hawking, questa settimana è il turno di «Turner», film di Mike Leigh che racconta l'esistenza del grande pittore inglese William Turner.
In uscita anche «Unbroken», seconda regia di Angelina Jolie e «Italiano medio», commedia diretta da Maccio Capatonda.
Presentato in concorso all'ultimo Festival di Cannes, «Turner» è l'emozionante ritratto di un artista importante, soprannominato il “pittore della luce”.
Vissuto a cavallo tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, William Turner è stato uno dei principali rappresentanti inglesi del romanticismo su tela, capace di anticipare con il suo stile perfino il movimento impressionista.
Quello di Mike Leigh (regista di «Segreti e bugie» e «Another Year») è un biopic piuttosto tradizionale, che alterna momenti didascalici a sequenze di ottima fattura.
Colpisce, in particolare, la passione che trasmette il regista nel raccontare il talento di un uomo tormentato, disinteressato all'etichetta dell'epoca e disposto a tutto pur di trovare la giusta ispirazione per dare vita alla sua arte.
Straordinaria performance di Timothy Spall nel ruolo più importante della sua carriera: l'attore, lo scorso anno sulla Croisette, si è meritato la Palma d'oro come miglior interprete maschile.

Un altro film tratto da una storia vera è «Unbroken» di Angelina Jolie.
La trama ruota attorno alla drammatica disavventura vissuta da Louis Zamperini durante il secondo conflitto mondiale.
Atleta olimpico ed eroe di guerra, Zamperini passò 47 giorni su una zattera, in seguito a un incidente aereo, prima di essere catturato dalla marina giapponese e mandato in un campo di prigionia.
Non è la prima prova da regista per Angelina Jolie che, dopo un documentario nel 2007, aveva già diretto un film di finzione nel 2011, intitolato «In the Land of Blood and Honey».
Come per la pellicola precedente rimangono molte perplessità sulle effettiva capacità dell'attrice dietro la macchina da presa: «Unbroken» è infatti vittima di una messinscena acerba, scolastica e tremendamente retorica.
Prolisso e ridondante, il film fatica a coinvolgere come vorrebbe e non aggiunge sostanzialmente nulla a tante altre pellicole che hanno trattato simili argomenti.

Infine, da segnalare «Italiano medio», opera prima di Maccio Capatonda.
Il regista interpreta anche il protagonista, Giulio Verme, un uomo costantemente preoccupato per l'ambiente, che lavora in un centro per lo smistamento dei rifiuti e ha un rapporto difficile con la fidanzata Franca. Ormai privo di speranze, Giulio tenta un nuovo rimedio: una pillola miracolosa che modificherà la sua capacità cerebrale.
Noto per i suoi divertenti (e finti) trailer, Capatonda (il vero nome è Marcello Macchia) fatica a tenere la – per lui inedita – durata di un lungometraggio.
Lo spunto poteva dare adito a un'intelligente parodia delle peggiori commedie italiane odierne, ma la pellicola ha il fiato corto e molto presto gli sbadigli finiscono per superare le risate.
Tante citazioni alla storia del cinema e poche idee originali.

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