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Conte grida «Forza Italia» a Sanremo. Finale dei Giovani tra…

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il festival della canzone

Conte grida «Forza Italia» a Sanremo. Finale dei Giovani tra Caccamo e la «doccia» dei KuTso

Maglia della Nazionale italiana di calcio numero 65 per la 65esima edizione del Festival di Sanremo. La porta sul palco dell'Ariston il ct Antonio Conte, consegnandola nelle mani di Carlo Conti per il primo siparietto della rubrica «Tutti cantano Sanremo».

Sceglie le tre canzoni della sua vita, partendo da «Se stiamo insieme ci sarà un perché» di Riccardo Cocciante, brano che vinse l'edizione del '91, «quando sono diventato grande – racconta Conte – passando dal Lecce alla Juventus». Poi dedica «Uomini soli», vittoriosa nel '90 con i Pooh, «a tutti gli allenatori, perché siamo effettivamente uomini soli». Ma è vero che in Italia siamo tutti commissari tecnici? «Io ne ho uno a casa – racconta il ct – che è mio padre, un allenatore della “partita finita”, bravo a darti consigli a cose fatte». La terza scelta dell'ex coach della Juventus è «Si può dare di più», successo di Morandi, Ruggeri, Tozzi del 1987. «Si può dare di più è un po' il mio motto.

Quando raggiungi la vetta c'è sempre qualcosa di più che puoi fare. Mi auguro che per la Nazionale italiana possa succedere questo». Quindi Carlo Conti gli chiede se lascerà la panchina azzurra. «Non mi è mai passato per la mente», risponde categorico spazzando via una settimana di polemiche. Regala maglie dell'Italia anche a Emma, Arisa e Rocio e così il conduttore fiorentino lo provoca: «Potresti dire forza viola?». La replica del ct è un po' una gaffe politica: «Io dico forza Italia».

La finale della categoria “Nuove proposte” del festival vede confrontarsi Kutso e Giovanni Caccamo. L'apertura della quarta serata del festival di Carlo Conti è infatti affidata alle semifinali dei giovani. Nel primo scontro si impongono i KuTso, protagonisti di una memorabile performance situazionista nell'esecuzione della loro «Elisa»: il chitarrista con l'hobby del trasformismo si presenta sul palco sotto una tenda da doccia. Apri la tenda e, al di sopra dell'accappatoio, ha la maschera di Carlo Conti.

Il conduttore toscano commenta: «È uno scherzo del KuTso». Ad avere la peggio è la cantante toscana Amara con i patetismi soft rock della sua «Credo». Nel secondo match va avanti Caccamo, allievo di Franco Battiato convertitosi al pop facile facile di «Ritornerò da te», a spese di Enrico Nigiotti, ennesimo apostolo dei Tiromancino che deve essersi ispirato a «La descrizione di un attimo» per comporre «Qualcosa da decidere».

Il Pilobolus Dance Theatre regala al pubblico dell'Ariston un altro spettacolo di luci e ombre che stavolta ricostruisce in una manciata di minuti la storia della musica e parte subito il concorso dei big, ché stasera toccherà ascoltarli tutti. La prima a esibirsi è Annalisa con quel collezionismo di virtuosismi vocali che risponde al nome di «Una finestra tra le stelle», poi Nesli, il rapper consacratosi alla causa del sanremese spinto di «Buona fortuna, amore». Prosegue il processo di derockizzazione di Irene Grandi travolta da «Un vento senza nome», mentre Nek, già premiato per la miglior cover, conferma il suo momento di forma con «Fatti avanti amore», brano profondamente influenzato dai Coldplay. Poi Bianca Atzei che drammatizza «Il solo al mondo» e la carnevalesca «Vita d'infermo» di Biggio e Mandelli.

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