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Vita, trincee e morte degli sportivi italiani nella Grande Guerra

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Vita, trincee e morte degli sportivi italiani nella Grande Guerra

L'anniversario dell'inizio della Grande Guerra, la prima guerra mondiale, è stato l'occasione per un ritorno di fiamma di commemorazioni e di studi storici sul quel periodo – drammatico e ad un tempo eroico – della nostra vicenda nazionale, all'interno di un cambiamento epocale che ha riguardato, si può dire, tutta l'umanità. L'aver approfondito il contributo del mondo degli sportivi italiani alla guerra, l'averne raccontato le storie (fortunate, spesso tragiche, a volte quasi incredibili) prima, durante e dopo l'esperienza del fronte, è il merito de “La migliore gioventù”, libro scritto da Dario Ricci (ben noto a chi frequenta il nostro sito) e Daniele Nardi per le edizioni Infinito, con la prefazione del presidente del Coni, Giovanni Malagò.

Dodici storie di atleti famosi che hanno vissuto l'esperienza della Grande Guerra in prima linea, alcuni perdendo la vita, altri superando la terribile prova ma restando inevitabilmente segnati (nel corpo o nello spirito) da questo crudele passaggio della nostra storia nazionale. Il marciatore Fernando Altimani, il pugile Erminio Spalla, il mitico ct della Nazionale di calcio Vittorio Pozzo, il ginnasta Guido Romano, i capitani dell'Inter e del Novara calcio Virgilio Fossati e Mario Meneghetti, il leggendario pilota Tazio Nuvolari ed Enzo Ferrari, fondatore del Cavallino; il calciatore (appassionato di bicicletta) Giuseppe Ticozzelli, il ciclista Amedeo Polledri, il canottiere Giuseppe Sinigaglia, il campione di scherma Nedo Nadi, Enrico Canfari, tra i fondatori della Juventus: ecco gli eroi dello sport nazionale obbligati dalle vicende della guerra a reinventarsi eroi delle trincee, costretti a vivere un'esperienza di enorme fatica, sofferenza, privazione, nonostante la retorica nazionalista, la propaganda culturale interventista del tempo o anche le sincere aspirazioni patriottiche.

Un viaggio dei due autori – il giornalista Ricci e l'alpinista di fama internazionale Nardi – accompagnati dall'amico Vittorio Misiti sulle zone dolomitiche che hanno fatto da sfondo all'intervento militare italiano (Lagazuoi, Col de Bois, Tofane, Falzarego) incornicia e attualizza le dodici storie raccontate nel libro, in un continuo oscillare tra passato e presente, senza mai rinunciare a uno sguardo realistico sulla colossale carneficina che è stata la Grande Guerra.

Notevole il lavoro d'archivio alla base del testo, esaminando corrispondenze, documenti privati, articoli dei giornali del tempo, quei quotidiani e periodici che soffiavano prepotentemente sul fuoco ardente della guerra, come molti uomini di cultura d'allora (si pensi solo a Filippo Tommaso Marinetti e alla corrente del Futurismo). L'introduzione e la postfazione a cura di Sergio Giuntini e David Baldini inquadrano molto bene, poi, il contesto storico in cui è maturata la Grande Guerra, la partecipazione italiana al conflitto e l’apporto del movimento sportivo italiano alle vicende belliche.

“La migliore gioventù” è un aiuto a fare concretamente memoria di una pagina di storia nazionale che ha richiesto un enorme tributo di sangue a un'intera generazione di italiani, alla quale lo sport non si è sottratto, ma, anzi, ha dovuto sacrificare alcune delle sue più belle speranze.

Dario Ricci – Daniele Nardi
La migliore gioventù. Vita, trincee e morte degli sportivi italiani nella Grande Guerra
Infinito edizioni, 204 pagg, € 14,00

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